Gorgelove.

0 Posted by - giugno 12, 2012 - GorgeLove
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Archetipi del nutrimento, ricette di famiglia, promemoria d’amore.

Quando il critico Anton Ego assaggia la ratatouille preparata dal topolino chef si commuove, e ricorda.

Ricordare significa rimettere nel cuore, è un’esperienza religiosa perché ri-lega all’origine dell’esistenza.

Con un tocco di forchetta magica, Anton Ego ritorna nell’eden dell’infanzia, nel fatato c’era una volta proprio di ogni cucina materna. Un sapore può essere dimenticato ma non scordato e la punta di una posata è il trampolino che permette un salto oltre lo spazio e il tempo.

Le ricette di famiglia sono opere d’arte culinaria, supporti per la nobiltà del corpo e dello spirito, che ci mantengono in contatto con l’altezza della vita.

Sono i segni commestibili della tradizione che si qualificano grazie al gusto.

Il gusto è l’eccellenza tattile dell’uomo, conosce più del tocco e della parola perché non ha il dualismo della separazione, né i limiti della spiegazione (sapreste spiegare il sapore di una fragola?) ma attua l’identità: noi siamo ciò che mangiamo, diventando Uno.

Per averne la prova più elementare e sublime, basta osservare il neonato che vuole riunirsi alla madre cerandone il capezzolo, simbolo unificante di questa triade naturale e perfetta.

Colui che è generato cerca la genitrice per tornare a essere parte di lei, tornare a essere Uno: il neonato/conoscitore e la madre/conosciuta si ritrovano nella conoscenza, pura e bianca come il latte. Tutto ciò avviene nei mammiferi per intuito, forza di un’intelligenza massima, geneticamente volta alla ricerca dell’unione e dell’armonia.

Lo stesso potere attraente appartiene di riflesso alle ricette di famiglia: la capacità di unire le persone fra loro, e ogni singola persona all’inizio di se stessa, alla grazia celeste che è bontà.

La più elevata forma di intelligenza è la bontà – diceva San Paolo – e i cibi sono buoni se hanno l’armonia degli ingredienti, se la ricetta contiene il sale della saggezza. È importante conservare le ricette di famiglia, folklore della nostra gastronomia, ierofania sull’altare del fornello.

Suggere dalla tradizione come un neonato dalla madre e suggerirne la conoscenza, sono verbi che si condiscono nella suggestione: prendere e trasmettere, succhiare la verità e diffonderla come fosse nettare. In fondo, anche la felicità è una ricetta semplice.

Sentimenti e alimenti condividono la stessa idea di genuinità, e spesso una storia simile: si cuociono sul fuoco, si conservano nel cuore, indispensabili promemoria della virtù e dell’amore.