La peggior trappola in cui può cadere una donna è la brace che si nasconde sotto la padella della suocera. Scivolarci dentro è un attimo ma l’ustione della delusione può bruciare per decenni. L’Italia è un paese affondato nel sugo delle mamme, che è rosso come il sangue e come un vincolo di sangue imprigiona i figli nell’orbita materna, conservati dietro i vetri di una casa vasetto, dispensati dalla vita. Il maschio italiano è il chierichetto che assiste estasiato la sacerdotessa del ragù, è l’agiografo della Vergine del Fritto che ricorda, a ogni pasto estraneo - Sì, è buono, ma come lo cucina mia mamma… - con i punti di sospensione che disarmano qualsiasi tentativo di emulazione.
Il fondamentalismo culinario dell’italiano uomo è estremo, punitivo contro chi vuole infrangere il tabù del raviolo. È inutile cercare di prenderlo per la gola e ancora peggio tentare l’affronto: copiare le ricette della mamma è come mettere un crocefisso alle pareti di un bordello.
Ma.
La ricetta per vincere la sfida esiste.
Il primo sabato del mese fate una dieta a base di sola acqua e frutta rossa.
Non fumate e prima di dormire prendete una tisana di tiglio e melissa.
La domenica, al mattino, servitegli a colazione un meraviglioso piatto di carne, la vostra, cruda ma calda, con contorno di baci e profumata con spezie amoratizzanti.
È l’unico piatto che sua mamma non gli ha potuto servire, anche se ne avrebbe avuto voglia.