I primi piatti dei secondogeniti.

Il destino assegna ruoli di cui non ci si libera facilmente.

Di solito i secondogeniti sono quei figli abituati, loro malgrado, all’esperienza del dopo: hanno i vestiti dismessi dai fratelli più grandi, si ritrovano giocattoli usati, a volte anche le carezze hanno un’intensità minore, come se fossero di seconda mano (è chiaro che la faccenda è ancora peggiore per i terzi, i quarti, in generale potremmo includerli tutti nella categoria dopogeniti). Anche nella maggior parte degli album fotografici, i dopogeniti sono in minoranza, figli attori ma raramente protagonisti. È vero che i più piccoli hanno la simpatia della mascotte di casa, ma la frustrazione del dopo resta, se non debitamente curata, silenziosa e latente, con effetti duraturi.

I secondogeniti adulti si abituano a far passare gli altri per primi, a vedere divieti inesistenti, a non scegliere, quasi per comando genetico. A tutti questi portatori sani di complessi filiali, si consiglia di impossessarsi di un piano cottura e di mettersi a cucinare, ma attenzione: è vietato qualsiasi aiuto esterno, che sia di un manuale o di persone. I secondogeniti devono cucinare in assolo, sperimentando insoliti ingredienti, ardite associazioni di sapore, funamboliche combinazioni del gusto. Liberate la fantasia perché con essa si allenteranno quei nodi che stringono il cuore sin dall’infanzia. Quando finalmente riuscirete a inventare un nuovo sapore, sarete voi ad assaggiarlo per primi, nessuno vi precederà.

Painter Ernest Zacharevic

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