Mammamia!

Eccolo il film più bello di questi mesi. Ecco la sorpresa, la perla nel trogolo, la luce in fondo al tunnel. Suonate le vostre campane, alzate la bandiera sul pennone, Sister di Ursula Meier (già autrice dell’ottimo Home) é la storia senza patetismi di due fratelli forse orfani e poverissimi. Vivono grazie ai furti nella stazione di alta montagna del fratellino dodicenne che rivendendo zaini, guanti, sci col ricavato compra cibo anche per la sorella maggiore, giovane donna altrettanto sbandata. Nello stile bressoniano rivisto dai fratelli Dardenne pediniamo il protagonista ed entriamo in una dinamica di osservazione che, senza essere manichea o melodrammatica, offre uno spaccato di una società classista con forti disuguaglianze sociali che condizionano la psicologia dei personaggi. Un modo ancor più commovente per farci capire i “bisogni” creati dalla povertà.

Siamo su cime bianche e perfette mentre nella pianura brulla delle case popolari le difficoltà non vanno mai in vacanza. L’alto delle montagne, il basso delle vite infime, efficace metafora delle distanze incolmabili all’interno di una società opulenta ignara di chi cerca di sopravvivere a qualunque costo. Dopo un colpo di scena che non va rivelato, il film si chiude con un possibile invito alla speranza. Ma è un momento così veloce, come il passaggio di una seggiovia che, se non fate attenzione, rischiate

di non vedere. Già quante cose non sappiamo vedere, mammamia ( capirete poi perché ). Ma cercate di non perdere assolutamente questo film.

Noia cosmica.

Questo invece risparmiatevelo tranquillamente. Cosmopolis di David Cronemberg è non solo noioso ma astruso, arrogante, fasullo, cosi’ verboso che ci si domanda come un autore visionario come il canadese non si sia accorto di cucinare una polpetta avvelenata che dopo dieci minuti appare ripetitiva, intasata di parole roboanti buone per suggestionare i gonzi, con un plot che potrebbe essere risolto in pochi minuti. Tratto dal libro di De Lillo che non ho letto ( e dopo questo film non leggerò) probabilmente Cronenberg ha visto nel personaggio che in limousine attraversa lo sfacelo di una New York percorsa da cortei di protesta, la personificazione del capitalismo che si autodistrugge. Ma siamo noi che usciamo distrutti e irritati da questo inutile tedio. Qualche critico piu’ sciocco di altri ha provato per proprio vanaglorioso e eccentrico protagonismo a tesserne le lodi. Ma è una finzione che fa il paio con lo stupido manierismo dei personaggi che di volta in volta entrano in scena sulla limousine. Figurine insieme laide e inconsistenti di un film da sprofondare nel gorgo delle uscite prima dell’estate.

Grazie al cielo.

Another earth di Mike Cahill è il classico film da festival. Non a caso ha vinto un premio al Sundance e come opera prima scritta, diretta, montata, fotografata e prodotta dal suo debuttante regista ha tutti i difetti del lavoro che vuole essere originale a tutti i costi. Per farsi osservare nel cielo infinito del cinema indipendente. Come in Melancholia di Lars Von Trier ( il film di Cahill è però antecedente) c’è un pianeta che compare vicino alla Terra ma in questa rappresentazione non è catastrofico bensì a noi speculare.

Ci vivono i nostri doppioni nelle nostre stesse città negli stessi continenti ma tutto viene detto, citato, drammatizzato e mai, proprio mai, visto. C’è poi una ragazza che dopo aver causato un terribile incidente e aver distrutto la tenera famigliola di un professore di musica elettronica, cerca di riappassionarlo alla vita entrando anonimamente a casa sua per fargli le pulizie (il professore vive nella sporcizia travolto dalla depressione) e non paga di essere la causa di tutti i suoi mali ci fa pure l’amore senza rivelargli nulla se non dopo la vincita di un concorso dove scrive la migliore motivazione per un viaggio gratuito sul pianeta gemello. E poi…c’è tanta altra carne al fuoco, tanto esibizionismo di sceneggiatura, di movimenti di macchina, di cambi di focale, di suoni e dialoghi anticipati sulle scene, che alla fine si perdona questa esuberanza che ha qua e là spunti di interesse ( buona recitazione, minimalismo produttivo funzionale alla storia, musica elaborata e non banale). Quando lo passeranno su SKY potete darci un occhio senza aspettarvi chissà che. Tanto per restare coi piedi per terra.

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