Al recente Festival di Pesaro dove Nanni Moretti era celebrato con un’esauriente retrospettiva comprendente anche i suoi corti (meriterebbero una distribuzione con un intero film-raccolta, tanto originale quanto divertente) durante la sua conferenza stampa gli è stato chiesto cosa pensasse delle scuole di cinema. Nanni che non solo è sincero nei suoi giudizi e sa spingere la verità senza mai arrivare all’invettiva gratuita (certi sarcasmi appartengono più al suo personaggio di Michele Apicella che a una abituale quotidianità) ha preferito non rispondere alla domanda, glissando sulle sue personali considerazioni forse negative e rivelate da uno stuporoso e momentaneo silenzio. Così, dopo una piccola pausa, ha affermato di non pesare nulla a riguardo non avendole mai frequentate e tra i critici cinematografici, presenti alla conferenza stampa, non a caso è scattata automaticamente l’associazione con il suo primo film “Io sono un autarchico”. Anch’io non posso esprimere un giudizio sulle scuole di cinema italiane (per il CSC, il Centro Sperimentale e per quelle straniere è un altro discorso) per mancanza di conoscenza diretta. Il loro proliferare potrebbe sembrare più un’occasione di reddito aggiuntivo per gente di cinema chiamata a suggerire consigli che un vero e proprio corso di preparazione al set per aspiranti cineasti. Eppure una vera e originale scuola di cinema c’è. Con un corso che dura poche settimane. E’ una sessione senza esami presente da qualche anno e ogni estate si presenta sempre più affollata e qualificata. E’ la rassegna “Bimbi Belli”, esordi nel cinema italiano, allestita e presentata proprio da Nanni Moretti nel suo cinema, il Nuovo Sacher di Roma. Ogni  film, scelto tra i debutti nel corso dell’anno appena trascorso, è proiettato nell’arena-anfiteatro retrostante alla sala al coperto, senza interruzioni tra primo e secondo tempo. Al termine dibattito. E qui scatta tutta l’intelligenza critica di Moretti. Non siamo più al tempo dei cineforum o di un assemblearismo scomposto in cui tutti dicono tutto e il suo contrario, agitando il loro ego per mettersi in mostra. In un attento e partecipe silenzio imposto dall’autorevolezza che Nanni ha saputo conquistarsi nel tempo, gli spettatori sempre numerosi e al limite dei posti a sedere, possono di volta in volta ascoltare gli autori  dei film in un’analisi approfondita delle loro opere.

Non si sfugge alle domande di Nanni.

Sa entrare in tutti i dettagli. Scelte di regia, finanziamenti, collaboratori, direzione degli attori che spesso intravedi seduti nell’arena e a loro volta chiamati sul palco a precisare, commentare, rispondere a ulteriori domande di Moretti che tutti sembra conoscere vuoi perché già partecipanti a precedenti rassegne di ” Bimbi Belli” vuoi perché occasionalmente incontrati agli affollati casting dei suoi film. Le risposte dei registi sono tanto più interessanti perché, non dimentichiamolo, i loro film sono delle opere prime con tutti gli slanci e le ingenuità dei debutti. Lungaggini, troppa voglia di esibire cinefilia militante, scopiazzature di stili, salti di sceneggiatura. Ma anche personalissime inquadrature, disinvolti movimenti di camera, scelte musicali originali, locations insolite. E ogni anno, rassegna dopo rassegna ( “Bimbi Belli” è al suo ottavo appuntamento a partire dal 2002 con solo tre interruzioni dovute agli impegni sui suoi set di Moretti) i debutti si rivelano sempre più maturi e interessanti e sfatano il mito stupido e sorpassato di un cinema italiano senza ricambi generazionali e impossibile da frequentare perché lento, abborracciato e noioso. Naturalmente la platea è affollata di io desideranti, registini e registucoli in erba,all’uscita e’ tutto uno scambiarsi saluti e abbracci, indicazioni sulle prossime mete di vacanze, ma tra i tanti presenti si affollano quelli che saranno proprio anche i futuri bravi e affermati registi di domani che vogliono indagare e comprendere le ragioni di un successo già toccato ad altri, che potrebbero presto diventare colleghi e persino rivali. Ma Nanni sovrintende anche alle domande più insinuanti. E’ lui a farle per primo. Come hai trovato i soldi? C’è una distribuzione estera? Perché quella musica invadente? C’era bisogno di quel personaggio e che fine fa quell’altro? Come ti è venuta l’idea di questo film? Sta già pensando a un nuovo soggetto?

Mi si nota di più se parlo. O me ne sto zitto.

Come direbbe Dino Risi ancora una volta  se fosse vivo: -Nanni spostati, fammi vedere il film- per il suo egocentrismo a occupare tutta la scena. Ma qui è un fatto di reale generosità: dare a tanti autori non ancora consacrati una ribalta su cui presentarsi illuminati dalle attenzioni di chi conosce le difficoltà degli esordi. E ai tanti presenti una vetrina finalmente trasparente sul cinema italiano e su una possibile scelta di lavoro oltre che di vita. E per far questo Nanni non si risparmia. E’ così esaustivo e abile che al momento di dare la parola alla platea, spesso scende un silenzio da scolaresca impreparata, che si trova derubata delle domande più facili. Allora tra il pubblico sono più i complimenti rivolti ai giovani registi che le domande trabocchetto. Così alla fine si instaura una democrazia rispettosa delle capacità di chi espone il suo lavoro e fa rendere conto delle difficoltà di fare un film.

Comunque, un percorso duro per tutti. La scuola di cinema è quindi quella dove al prezzo del biglietto di ingresso al Nuovo Sacher gli allievi-spettatori traggono insegnamenti da chi ha già intrapreso un cammino difficile e adesso può raccontare il suo primo successo senza darsi delle arie (quando alzano la cresta Nanni e’ subito pronto a bacchettare con ironia i troppo spavaldi) e senza esaltare nei discepoli, futuri cineasti, un sogno senza basi reali. Così il cinema diventa una cosa seria. E chi lo vuol fare sa cosa lo aspetta. Ogni anno una giuria scelta tra gli spettatori più assidui vota il miglior film, la miglior attrice e il miglior attore tra quelli presentati. E anche il miglior dibattito. Molto giusto. La scuola di cinema di “Bimbi Belli” (frequentatela!) è davvero socratica nella sua essenza. Con un vero Maestro.

Grazie Nanni.

 

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