Di Raquel García.

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Malasaña è il paese dove finisci scivolando giù nella tana del coniglio. Nessuno conosce bene i suoi confini, ma tutti sembrano essere d’accordo che sia nato nella “Plaza del Dos de Mayo”, dove la ricamatrice Manuela Malasaña fu uccisa dai soldati francesi durante la rivolta del 1808 contro l’esercito napoleonico.

Adesso è il quartiere alla moda, simbiosi tra il provinciale e il cosmopolita, una particolarità propria di Madrid. La raffinatezza delle creperie, delle boutique, delle librerie, dei deli shop si mescola con i fruttivendoli e le macellerie in attività da una vita, e con i bar dal sapore casereccio e tovaglie a quadri. Il negozio più antico di Madrid, una calzoleria di sandali in tela, convive con negozi di scarpe allo stile Lady Gaga. Mentre si percorre il sistema venoso delle sue strade si possono incontrare tanto vecchiette scese a fare la spesa in pantofole e vestaglia quanto l’attore di fama nazionale che prende l’aperitivo sulla terrazza di un bar. L’offerta gastronomica è vasta e variegata, partendo da un tal numero di fast food da essere il sogno di ogni studente Erasmus, per arrivare alla cucina di qualità, quella davvero buooona.

Madrileño che incontro madrileño che mi indirizza alla “Bodega de la Ardosa”, nella via Colón, conosciuta per il suo vermouth, il migliore di tutta Madrid e per una delle più squisite tortilla di patate di tutta la città. E se non bastasse, servono un salmorejo e delle fette di pane tostato con sarde così buoni da farti venire pure le lacrime. Questa ormai centenaria taverna aprì nel lontano 1892, ed è rimasta più tradizionale che mai. Ha due porte: una di pace e un’altra di guerra, e sì, decido entrare da quest’ultima, decorata con azulejos e mosaici di Toledo, bellissima. Di qua sono passati a gustare la sua riconosciuta e premiata lista di birre ogni sorta di personaggi di ieri e di oggi, da Sinatra a Joaquín Cortés… L’ambiente bohèmienne ti avvolge senza tregua mentre di continuo si sente “Otra rubia!” “Un’altra bionda!”; prima di abituarmici, diverse volte mi giro di scatto pensando si parli di me…

Fama e premi meritati, è un posto imprescindibile dove andare “de tapas” se vieni a Madrid.

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Per raggiungere una saletta interna più intima e accogliente bisogna chinarsi e passare sotto il bancone!. Adooooro l’idea, e ancora una volta mi sento come Alice che attraversa la minuscola porticina…

Tornata fuori, per le strade del quartiere noto una scritta su un muro che dice: “Avremo sempre Malasaña”. Si… a Malasaña vi porterò ancora.

E questo è il mio dipinto “Gorgelous”. Besos,  Raquel García Maciá

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Malasaña is like the wonderland you end down to by falling down the rabbit hole. No one knows exactly where the boundaries of this neighborhood lie, but everybody agrees that its origin is in the “Plaza del Dos de Mayo” where the embroiderer Manuela Malasaña was killed by French soldiers during the Napoleonic revolt of 1808.

Nowadays, this is the trendy district of the city, a symbiosis between the provincial and cosmopolitan, a feature so very particular to Madrid. The sophistication of the crêperies, boutiques, bookstores and delis gets mixed up with long–established greengrocers and butchers and homemade food–bars with checkered tablecloths. Here, the oldest shop in Madrid, a traditional espadrille (sandal) shop, coexists with Lady Gaga–style shoe stores. As you wander through the circulatory system that are its streets, you may meet old women shopping for groceries in slippers and dressing gown just as much as nationally–famed actors drinking aperitifs on a bar’s terrace. The gastronomic offer is vast and varied, there’s enough fast food places to make this the dream of any Erasmus student, and then there are also the places that offer the really, truly good food.

Each and every madrileño I meet sends me to the Ardosa Winery in Colón Street, renowed for its vermouth – the best of all Madrid – and for one of the best ‘tortilla’ of the city. As if that were not enough they serve a gazpacho and a toast with sardines so good that might just bring tears to your eyes. This century–old tavern opened in 1892, and it’s as traditional as can be. It has two doors: the ‘peace’ door and the ‘war’ door, and yes, I choose to go in through the second one, decorated with ‘azulejos’ and mosaics from Toledo, so lovely. Celebrities of all kinds from days past and present have been here to taste its recognized and award–winning beer menu, from Sinatra to Joaquín Cortés … The bohemian atmosphere envelops me relentlessly while I hear voices repeat “Another blonde! Another blonde!” over and over, and several times I turn my head somewhat startled, thinking they’re talking about me, until I get used to it…

Deserving of its fame and awards, it is THE place to go to for tapas if you come to Madrid. To move to a more intimate, cozy inner room you have to crouch under the bar! I loooove the idea, and once again I feel like Alice, diving through the tiny door …

Back outside, on a wall on the streets of the neighborhood I spot a graffiti on a wall that reads: “We’ll always have Malasaña”. So, to Malasaña I shall bring you back again.

And this is my “Gorgelous” painting about this. Love, Raquel García Maciá

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