tortino 640

“Quindi è finita?” “Si…lui può fare tutto ciò che vuole, ma non ha più speranze, ormai”.

Bevo un sorso di caffè caldo, mentre mi godo il paesaggio che mi si offre davanti. Il sole sta per nascondersi dietro le colline, il lago sotto di esse sembra essere ricoperto d’oro. Poche case lontane si sparpagliano su questo tappeto verde. I profumi e i colori preannunciano che la primavera è arrivata.
Mi volto verso la persona che mi si trova accanto e noto che forse sarebbe potuta andarmi meglio. Rassegnato, ascolto il mio corpulento che che mi dice la sua sul mio collega, oggi assente, in missione per tentare di recuperare il suo amore perduto. “Si può? C’è nessuno?” una voce dall’interno del ristorante ci interrompe. “Arriviamo!” risponde lo chef, alzandosi dalla panchina. Pausa finita.
Ad aspettarci in cucina c’è il padre dello chef. Una per mano, stringe le zampe posteriori di un maialino, che gioca a superman, ma a testa i giù. Fino a ieri si rotolava nel fango. Ci presenta il suo ospite “Questo è buono. Tenero tenero. Facciamo metà per uno” “E che ci faccio con solo metà? Manco due porzioni! Vabbè ce lo mangiamo domani per pranzo”. Evvai.
Poi, rivolto verso di me “Fatti i tortini”. Tortino al cioccolato. Si fa l’impasto, si versa negli stampini monoporzione, si congela. Al servizio, in forno a 200°. Si ottiene una cosa morbidissima, da cui ne fuoriesce una cascata di cioccolato caldo. Strepitoso. Sto cominciando a sbavare, devo pensare ad altro.
Riprendo la conversazione di prima “E quindi perchè sei così pessimista?” “Beh considera che già è difficile mandare avanti una relazione a distanza…”
STOK. Un colpo di mannaia si abbatte pesantemente tra le zampe del maialino, ancora saldamente stretto tra le mani del padre dello chef.
“A quest’età, poi….” STOK “E lei gli avrà messo un sacco di corna!” STOK. E a ognuno la sua metà. “Addirittura! Questo non lo puoi sapere!” gli rispondo mentre amalgamo il cioccolato sciolto alle uova. Il profumo di cacao mi sta entrando nel cervello. Devo distogliere lo sguardo.
Mi concentro sullo chef che prepara il pranzo di domani. Il suo profilo del maialino poggiato su una teglia con olio sale pepe rosmarino timo alloro finocchietto e due carotine. Alla faccia dell’acquolina in bocca.
“Ma sì che gliel’ha messe! Ma che non l’hai vista?!” “In effetti…” sono costretto ad ammettere, versando l’impasto negli stampini.
“Ma perchè l’ha lasciato?” mi accorgo di aver fatto la domanda giusta, mentre metto gli stampini in forno, senza starci troppo a pensare, come se fosse un passaggio automatico. Con entusiasmo e trasporto lo chef mi descrive nei minimi particolari tutti i retroscena della loro relazione. Non so fino a che punto fosse tutto vero. Ma non importa.
Poi si ferma. Con gli occhi su di me. Ricambio il suo sguardo con aria interrogativa, in attesa di qualcosa. Non dice niente, sembra stia pensando. Poi finalmente “Ma i tortini li hai messi in forno?” “Sì” rispondo con tono ovvio. Ma dura meno di un istante. Subito dopo vengo assalito da, in ordine: sorpresa, preoccupazione, angoscia, rabbia verso me stesso, sensi di colpa, frustrazione e impotenza per l’irrimediabile danno ormai commesso. Tutto in un secondo e mezzo circa. Tolgo i tortini dal forno. Quasi cotti. Tutti. Devono essere messi in forno subito prima di essere serviti, altrimenti non vengono. Sono inutilizzabili.
“Li rifaccio subito!” sto per piangere “Ma no, ormai falli domani” mi risponde lo chef, che deve aver letto la mia amarezza “E adesso con questi che ci facciamo?” “E mo’ te li mangi tutti!” mi ordina con aria minacciosa. Non capisco se è una punizione o un premio di consolazione.
Passo tutta la sera a mangiare tortini al cioccolato. Passo tutta la notte sulla tazza del cesso.
Cucina. Ogni errore si paga.
Di Antonio Emilio Sorrentino

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