Ero ospite da amici in campagna, ai margini di un bosco e in lontananza si vedeva il mare. Non c’era luce, solo il fuoco su cui si scaldavano i testi per i Panigacci*.
Ad un certo punto il mio cielo si è riempito di lucciole. Non una, non dieci, mille lucciole. E quando tu passi la vita a cercare la bellezza nelle cose, quando hai un blog che si chiama Gorgelous che alla fine cerca di tirar fuori schegge di bellezza dal mondo, quando pensi che la vita abbia usato tutti gli effetti speciali che aveva per sorprenderti e che ora non ti meriti più niente, ecco che invece arrivano le lucciole.
Sono stata tramortita da una notte buia senza luce illuminata solo da una danza di lucciole in amore. Sa di troppo melenso? Lo so ma un po’ di miele su un blog che si occupa di cibo male non fa.
Ho cercato di fotografarle, ma le emozioni fragili sfuggono a chiunque tenti di catturale.

Quelle lucciole, le cui immagini ho preso a prestito da Ellie Davies, sono un condensato di bellezza, di nostalgia, di ingenuità, di purezza. Quelle lucciole mi hanno messa in crisi. Quelle lucciole mi chiedono un salto nel buio, di trasformare la bellezza in un progetto capace di incantare. Quelle lucciole mi stanno chiedendo di cambiare tutto. O forse di accettare di sorprendermi ancora.

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*I panigacci della Lunigiana, nella loro versione più nota, hanno la forma di piccole focacce e si preparano con dei contenitori di terracotta, chiamati testi, che vengono arroventati sul fuoco a legna, poi ci si versa dentro un impasto liquido di acqua e farina. Nonostante la semplicità assoluta degli ingredienti, questo tipo di preparazione conferisce ai panigacci sapori e aromi veramente unici. Vengono serviti con salumi e formaggi, oppure dopo essere bolliti in acqua calda si condiscono con pesto, ragù o olio e parmigiano grattugiato.
I panigacci sono veramente squisiti e meritano da soli un’arrampicata tra le montagne della Lunigiana. Però è molto difficile farli in casa. Servirebbe un grande camino, i testi, una montagna di legna e molto tempo a disposizione.
Nella val di Magra, verso il mare, tra La Spezia e Carrara, ne esiste una versione “prêt-à-porter” che si può fare in qualunque casa. Gli ingredienti sono gli stessi: acqua, farina e un pizzico di sale. Lo strumento che si usa per farli di chiama testo, come quello della versione originale, però è una cosa totalmente diversa, è una padella di ghisa, senza bordi e con un lungo manico.
via giallozafferano.it

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