Nero Wolfe e la cena con delitto.

Nero Wolfe e la cena con delitto.

Il colpevole non era lei. L’arma del delitto non era un coltello rosa. Il morto non era un pollo. Comunque in questa storia c’era uno chef, c’era un panino e un sacco di supposizioni a vanvera. Allora,  sono andata ad una cena con delitto e prima o poi doveva succedere. Quella storia che ti ritrovi lì a casa con delle persone che non conosci, arrivano gli attori e s’indaga fra il serio e il faceto.

I gialli sono la mia passione, Montalbano, Sherlock Holmes, Jessica Fletcher, Carofiglio e Camilleri, Agatha Christie e tutto quello che danno in tv, sul canale Crime di Sky. Insomma sono avvezza ai gialli. Ma ieri no, accidenti non ne ho azzeccata una. Una squadra di sconosciuti uniti dal filo sottile di un cartellino appeso al collo con scritto Nero Wolfe. Certo se Nero Wolfe avesse avuto il nostro talento, probabilmente non avrei neanche trovato questa foto su internet. Il bello è che, come nelle barzellette, invece di un inglese, un tedesco e uno scozzese, c’era l’avvocato, lo psicologo, il giornalista e il dottore, e tutti cercavamo con grande solerzia di prendere appunti, ognuno con l’abitudine e l’approccio del suo lavoro (la calligrafia del dottore infatti lasciava capire ben poco…). Ogni indizio che arrivava mi faceva pensare a come sarebbe stato meglio se avessi fatto la grafica io.  E come avrei cucinato piatti a tema con la storia….sarebbe stato proprio un progetto perfetto per Gorgelous.

Insomma un sacco di neuroni sprecati così, abbiamo non solo sbagliato mira, ma eravamo anche un po’ fieri di esserci arrivati… Comunque carino, persone carine, ma in quanto a gialli… forse è meglio che ripassi. Jessica Fletcher, vieni, dammi ripetizioni..

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The culprit was not her. The murder weapon was not a pink knife. The dead man was not a chicken. However in this story there was a chef, a sandwich and a lot of random ideas. Then, I went to a dinner with murder and it had to happen sooner or later. That story that you find yourself in a house with people you do not know, actors come, tell of a crime and you’ve to guess who is the murderer.

Detective stories are my passion, Montalbano, Sherlock Holmes, Jessica Fletcher, Carofiglio and Camilleri, Agatha Christie and everything that’s on TV, on SkyChannel Crime. So I always guess what’s happened. But yesterday, no, hell no I didn’t. A team of strangers united in a team called Nero Wolfe. Of course if Nero Wolfe had our talent, I probably would not even find this photo on the web. The beauty is that, as in jokes, instead of an Englishman, a German and a Scottish, there were a lawyer, a psychologist, a journalist and a doctor, and we all tried to take notes with great diligence, each with the approach of his work (the handwriting of the doctor in fact difficult to understand…). Each clue that came made ​​me think about how it would be better if I did the graphics myself. And if it was me who cooked I’d probably have done all the dishes with a crime approach…. it was just a perfect project for Gorgelous.

So a lot of wasted neurons, we were wrong, but even a little proud to have got the solution… However, nice evening, nice people, but as for detective stories … maybe it’s better to study more… Jessica Fletcher, come, give me private lessons…

Pane al pane, vino al vino.

Pane al pane, vino al vino.

Giuria severissima per la gara del pane, da Green Utopia.

Valutare il pane è un po’ come valutare l’olio. Quasi più difficile del vino. Perché tutti abbiamo un’idea del pane che ci siamo fatti da piccoli, perché il pane si ruba in cucina prima di cena, perché quando hai fame e sei al ristorante ti tuffi su quel cestino come un’aspirapolvere, perché pane e acqua è un cibo da galera, perché il pane si dà per scontato, perché al pane chi ci pensa mai. Ma nel pane c’è tutto un mondo, e i migliori ristoranti si riconoscono dal cestino del pane. Ma siccome “pane al pane, vino al vino” significa dire con schiettezza quello che si pensa, noi non abbiamo risparmiato niente e nessuno. Cinque bei pani fatti con lievito madre si sono contesi la prima gara del pane di Green Utopia, dove si fa ricerca sulle materie prime, sul biologico, sulla qualità dei prodotti e della filiera, dove si promuove il commercio equo-solidale.

Ecco i cinque finalisti: un pane alla curcuma, ottimo nella consistenza dai sapori pieni ma un po’ slegati, panini al finocchio troppo densi per respirare, una bellissima treccia dolce che però non era decisa nel gusto e troppo asciutta, uno strepitoso pane a cinque colori, che ha vinto il premio per la bellezza, ma che bruciava un po’ sulla lingua per la paprika nel rosso del pomodoro, e poi un pane al sesamo e olive, che quando l’abbiamo messo in bocca ci siamo detti:” toh, ecco il pane!” E poi buona alveolatura, buon contrasto fra la morbidezza dell’interno e la croccantezza della crosta sottolineata dai semi di sesamo. VINCE IL PANE ALLE OLIVE, CON LA RACCOMANDAZIONE DI CURARE LA COTTURA E FARE RICERCA SULLE FARINE.

Gorgelous in giuria, con Barbara Sbrocca di Viva e Vegeta e Roberta Capasso.

Green Utopia è in Via Fontanellato, 46 (Montagnola) e via Nemorense 39/B a Roma. Contatti: Montagnola: 06/5417518 – Nemorense: 06/8552001

 

Il tempo che ci vorrà.

Il tempo che ci vorrà.

Col tempo che c’è voluto e il tempo che ci vorrà.

– Per trovarla forse ci vorrà del tempo. – Dice il signor Nakata a Hoshino in Kafka sulla spiaggia. Dal 2 maggio ho letto questo meraviglioso libro da Eur Fermi a Colosseo e da Colosseo a Eur Fermi sulla metro B. Quasi mi sembrava che la mia giornata ruotasse intorno a quei 17 minuti in cui potevo tuffarmi nelle pagine di Murakami. Peraltro lì sotto si nasconde un popolo di lettori. 20 Km con un libro è il titolo che il mio amico Fabrizio avrebbe dato a questo post. Ed era quello che avrei raccontato. Fino a ieri, quando le parole del libro sono inconsapevolmente uscite dalla pagina ed entrate nella vita vera, la mia,  in forma di dedica su un altro libro. E allora ieri mi sono resa conto che in realtà so che sto andando, ma che ci vorrà tempo per trovare quella cosa lì, e saprò solo cosa sarà, quando l’avrò trovata. Sono nel bel mezzo di un percorso creativo, che modella la mia vita.

Stanotte non ho dormito. Ero molto turbata. Ma poi la pace. Ci vorrà tempo. Ora è troppo presto. E’ troppo presto.

 

 

 

 

Abbagli o sbagli.

Abbagli o sbagli.

L’accecamento dell’amante nei confronti della persona che suscita il suo amore, il rigurgito di passione isterica del tifoso verso la squadra del cuore, l’affetto malato della mamma che strozza la vita del figlio rinchiudendolo negli agi della casa di famiglia, il fanatismo ideologico del militante rivoluzionario che giustifica la violenza in vista di un bene superiore, non sono niente ma proprio niente a confronto dell’identificazione totale del cinephile verso il regista diventato di culto. Non si discute, a prescindere. Se anche il suo ultimo film non è all’altezza dei precedenti, è pur sempre un film che va assaporato e, soprattutto, approfondito perché è lì che si celano le vertiginose oscurità che meritano di essere divulgate e interpretate per esaltare ancor più la genialità artistica del talento in questione. Così come nelle perversioni sessuali esistono i monomaniaci che si eccitano solo con il latex, lo spanking e lo sleeping (e qui per spiegazioni e altre infinite varietà ci censuriamo) cosi’ nel cinema ci sono le sette dei tarantiniani e dei morettiani, gli adepti al culto di Almodovar, le vestali di Sofia Coppola e Jane Campion, oggi però esautorata a favore di Kathrin Bigelow. Intendiamoci, la venerazione nasce da una reale capacità dei singoli registi di proiettarsi oltre la luminosità dello schermo e diventare l’interprete più sensibile del proprio tempo storico o di quel mondo onirico che produce immagini e suggestioni cui ci conformiamo nel buio della sala. E così è sempre stato, dai tempi dei Lumiere e Melies in cui si affrontavano due partiti, quello realista e quello fantasticante, per proseguire con i viscontiani e i felliniani o, per entrare nei nazionalismi identitari, gli americani coi loro filmakers on the road e i francesi con i critici-registi e gli italiani neorealisti, e tutti gli altri cineasti con i loro relativi schieramenti di semplici appassionati o di festivalieri barricadieri.

Prendi i soldi e vai in vacanza.

Insomma tutto questo per parlare dell’ultimo film di Woody Allen, io che l’ho visto in sala fin dai suoi esordi, dai tempi di Prendi i soldi e scappa e Provaci ancora Sam e non mi ha mai deluso. Sì qualche incertezza recentemente si era insinuata subdola nella mia amorosa condiscendenza. Titoli come Melinda e Melinda o Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni avevano disvelato qualche stanchezza, una ripetizione di temi e situazioni. Ma bastava un film come Match Point per ricacciare le prime insofferenze, qualche dubbio e leggeri conati di noia nel pozzo delle opere insignificanti e li’ lasciarle lentamente svaporare per non danneggiare l’icona del regista sempre brillante che merita di essere seguito ad ogni appuntamento. Anche il celebratissimo Midnight in Paris che pur si è appena conquistato un Oscar per la sceneggiatura originale mi era sembrato un’opera comunque minore, il classico film “carino” ma con il gioco un po’ telefonato e insistito delle celebrità del passato che ricompaiono magicamente e si affiancano allo scrittore incompreso dalla futura mogliettina e dai suoi ricchi e beceri genitori.

Delle ” meravigliose presenze” (sarà una moda narrativa?) simpaticamente caratterizzate che si divertono a riportare il nostro protagonista alle solite giuste scelte di una vita consona ai propri interessi. Il solito Woody, qui identificato da Owen Wilson vista l’impossibilità per ragioni di eta’ di interpretarne il ruolo, proprio come ai tempi di Manhattan, con tutte le sue incertezze esistenziali che vanno a buon fine nell’accettazione di sé e della propria unicità. Ma già si preannunciava la tragedia che avrebbe portato a To Rome with love, l’ultimo film di Allen. La cosa deve essere andata cosi’. Visto il successo degli ultimi film di Allen ambientati e dedicati a una città europea ( Barcellona, Parigi e prima ancora Londra) visti i costi relativamente bassi ( dal momento che per girare negli States Woody fa sempre più fatica coi finanziamenti) i produttori dell’italiana Medusa hanno pensato bene di fare una furba offerta e di chiamarlo nella citta’ eterna a offrire prova del suo incommensurabile genio. Anche il sindaco Alemanno e la Film Commission del Lazio sono stati di manica larga e hanno offerto gratuitamente totale libertà di movimento. Non deve esser loro sembrato vero di accalappiare Allen e darsi una patina di cultura mescolata a glamour e divismo con un facile rilancio di immagine. Così Medusa e i suoi per l’occasione arrapati accoliti devono aver chiamato la sorella di Allen (ormai da qualche anno sua produttrice esecutiva) per mettere in piedi un marchettone che, proiettato e visto,rientra tranquillamente nella categoria dei crimini e misfatti del cinema italiano, tanto per usare proprio il titolo di uno dei migliori film di Allen.

Estate romana. E stanno tutti a girare con Woody.

Ne hanno parlato male praticamente tutti, critici e spettatori, anche se questi ultimi sono comunque andati in massa a vederlo un po’ increduli di un passaparola negativo per un autore da sempre celebrato con simpatia. Certo i critici hanno diluito il loro sostanziale rifiuto con paroline rispettose per il passato del regista. Hanno parlato di uso bonario di stereotipi romaneschi, di citazioni felliniane a proposito di un episodio del film, per non aggredire Allen per la non involontaria copiatura dello Sceicco Bianco. Ma rimane che il film e’ davvero bolso, le battute arrivano ogni 30 minuti, i personaggi gesticolanti sono caricature nemmeno divertenti di un’ italian way of life come si usava nei film americani degli anni ’50 e purtroppo appena resuscitati come zombie di piazza Navona nel terribile (brutto ma così brutto) Mangia, prega, ama con Julia Roberts. E questo potrebbe bastare per chiudere il discorso con To Rome with love e pensare che Allen si è lasciato scivolare in questa soporifera pennichella perché sazio del generoso budget dei subdoli coproduttori italiani che pur si sono esposti in lodi sperticate e hanno praticamente paralizzato alcuni quartieri di Roma durante le riprese dell’estate scorsa. E’ stato il momento in cui non c’era attore, attricetta o attoruncolo italiano che non si vantasse della sua partecipazione al film di Woody, magari anche solo per una posa poi tagliata nell’edizione finale, e non ne celebrasse il virtuosismo e la grande capacità di lasciare all’attore la libertà di recitare senza costrizioni di sorta. Ed era allora tutto un Woody qui, Woody lì e via meravigliando mentre proprio Woody sornione si aggirava con la troupe nei luoghi più turistici di Roma come già aveva fatto a Barcellona e Parigi ma questa volta con un che di casuale e abborracciato nemmeno documentaristico. Magari la scelta dello shooting in Rome in così tante locations era stata quella di prendersi quasi una bella vacanza alla faccia di Medusa mentre Soon Yi, la moglie coreana dello scandalo con Mia Farrow, poteva andarsene in giro in via Condotti per lo shopping, dove è stata avvistata più volte. –“Tu vai a farti un giro in centro mentre intanto io giro qualcosina a Trastevere”– potrebbe essere la brutta e falsa battuta tra Woody e la sua piu’ giovane musa, non per essere cattivi ma realistici.

Mettiamola così. E se Woody avesse preso tutti per il naso?

Ma poi il cuore di cinefilo comincia a protestare con strane aritmie e extrasistole. Woody è sempre stato un amico da frequentare con gioia e curiosità. E’ impossibile che si sia ridotto così. E poi Woody è un uomo intelligente, molto intelligente. Un regista che ha sempre saputo scandagliare con ironia la società che lo circonda e i comportamenti delle persone. Lo ha fatto con una divertita precisione chirurgica e senza pregiudizi, con la capacità di rappresentare slanci generosi e meschini egoismi con la stessa intensità e senza il cinismo di chi si sente superiore agli uomini e alle donne che rappresenta. Non a caso i due registi che Allen ammira di più sono Fellini e Bergman. E anche in questo caso, nel pedissequo carosello italiano di amori e incontri, vuoi vedere che Woody ci ha preso tutti per il naso e, senza troppa fatica, non ha fatto altro che raccontare con ovvie banalità il casino che è oggi l’Italia, mettendola semplicemente in scena così com’è, stereotipa al punto che noi stessi non ce ne accorgiamo nemmeno più. La spia potrebbe essere l’episodio dei due studenti con l’amica attrice e seduttrice e Alec Baldwin che rivede nel ragazzo il se stesso di trent’anni prima e gli offre consigli sempre disattesi, un po’ come il Bogart di Provaci ancora Sam. Guarda caso questo è anche l’unico episodio completamente recitato ( e bene) da soli attori americani, l’unico sceneggiato con cura anche se un po’ stantio nella riproduzione del solito cliché del ragazzo imbranato. Tutto il resto è semplicemente un’accozzaglia di facce e temi, un allestimento ingombrante di sceneggiate da teatro varietà: il regista tivù Albanese che fa il marpione con la sposina in libertà, il vigile urbano, il cassamortaro che diventa una star dell’opera solo quando si fa la doccia. E dietro a tutti questi “mascheroni” in scena c’è anche l’incessante passare dei turisti sbracati, centinaia di comparse prese forse per risolvere temporaneamente la disoccupazione di Cinecittà. E tuttavia anche questo insolito andirivieni diventa lo specchio fedele di cosa è diventata oggi Roma, la fotografia del suo sbando. Il culmine viene raggiunto nell’episodio con Benigni, un insignificante ometto che non si sa per quale motivo viene innalzato al successo dal capriccio di una fama mediatica senza spiegazioni e inseguito da paparazzi e escort fino al suo prevedibile ritorno nell’anonimato. Alla fine di questa sua illusione fantozziana, in un disperato tentativo di tornare alla ribalta non gli resta che calarsi i pantaloni in via Veneto, povero giullare per qualche tempo troppo fortunato. E qui forse potrebbe essersi sfogata un po’ di sana cattiveria che ci riabilita l’intelligenza di Woody Allen. Nel saliscendi mediatico del personaggio interpretato da Benigni c’è forse una non troppo velata critica all’istrionismo del toscano che, a colpi di pacche sulla spalle e camminate sui sedili nella premiazione degli Oscar, si era conquistato la simpatia dei cineasti americani, sempre contenti di ritrovare l’italiano esagitato, il Pulcinella leccaculo, un po’ marionetta divertente, felice di essere ammesso al consesso dei grandi e forse oggi un po’ ammaccato e disperso sulla scena internazionale. Proprio quella che che Woody ha sempre rifiutato non andando mai a ritirare di persona l’ Oscar per cui c’è chi, per accaparrarselo, si arrampicherebbe persino sui muri.

Golf esperenziale

Golf esperenziale

La mia amica Carlotta è una di quelle persone così straordinarie che quando la conosci vorresti mettertela sul comodino per trovartela vicino quando ti svegli e iniziare ogni giorno con allegria. Ex allenatrice della nazionale svizzera di sci, campionessa svizzera di golf (ha un handicap di gioco che non arriva a cinque) Carlotta è anche terapista craniosacrale. Mettendo insieme tutto questo (e altro) si è inventata il golf esperenziale, una sorta di training per il golf che attinge alle risorse interne e che può anche essere una metafora del vivere e quindi essere utilizzato per affrontare colpi e buche che inevitabilmente la vita ti dà.

Tra parentesi migliora veramente le prestazioni in campo. Per impararlo basta un ferro, una pallina di plastica e un prato. Sono stata questi due giorni in Svizzera a provare la tecnica e devo dire che forse non migliorerò di molto il mio scarsissimo handicap, ma un sacco di cose le ho imparate. Si tratta di un lavoro di poche ore che potremmo replicare anche in Italia. Con lei. Anche per chi non ha mai giocato a golf. Perchè su Gorgelous? Perchè Gorgelous è il posto delle belle idee e questa è una bellissima idea.

Per info scrivete a gorgelous@gorgelous.com.

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My friend Carlotta is such an extraordinary person that when you meet her for the first time, you’d like to keep her near your bed just to wake up, see her and start your day with a smile. Ex trainer of swiss women ski team, swiss golf champion with an handicap less than five, she is a craniosacral therapist. Mixing all these experiences she invented experential golf, a sort of golf training which starts from your inner resources, good for results but also useful to face holes and strokes that inevitably life deserves to us. You don’t need anything but an iron, a plastic ball and some grass, to learn it. I’ve been two days in Switzerland to try it, and if my handicap will certainly get worse, nevertheless I really liked it. It’s a two days training, why not doing it here in Italy? Good for beginners also. Why on Gorgelous? Because Gorgelous is the place of good ideas. And this is really a good idea. To contact her: gorgelous@gorgelous.com