di Umberto Pavoncello.

La kabbalà, la mistica ebraica, ritiene che ci sia una corrispondenza tra Cielo e Terra e reciproche influenze tra quello che succede lassù e quello che succede quaggiù. Ne consegue che le azioni degli Uomini possono influenzare le decisioni che si prendono in Alto, consegnando ai nostri comportamenti umani quotidiani e apparentemente banali, il massimo di responsabilità.

Secondo la kabbalà le sefiròt, che sono emanazioni, modalità, espressioni di Dio nel mondo, sono dieci più una e sono rappresentate dal cosiddetto Albero delle Sefiròt. La più alta – Keter che traduciamo Corona – è un modo di manifestarsi di Dio che va oltre le possibilità di comprensione dell’Uomo mentre la più vicina a noi è la Shekinà, la presenza divina che solo alcuni hanno il bene di sperimentare. Senza analizzare tutte le altre sefiròt, prendiamo in considerazione Din, la Giustizia, e Hesed, la Misericordia.

Din/Giustizia si esercita con rigore, inflessibilità, durezza e, quando si “giustizia” un criminale, con spargimento di sangue. Hesed/Misericordia è tolleranza, comprensione, amore: gli aspetti più materni del divino.

Secondo la kabbalà, quindi, alla carne si associa il Din perché di fronte alla necessità del nutrimento si è rigorosi e inflessibili, perché il consumo di carne implica lo “spargimento di sangue” dell’animale della cui sorte, vita o morte, ci ergiamo a giudici. È il trionfo della soggettività e in un certo senso dell’egoismo. Al latte, che è dono amoroso e materno, protezione, altruismo, che rappresenta la nostra capacità di mettere in primo piano le necessità dell’Altro, viene associato il Hesed.

In sostanza, dietro il divieto di mescolare carne e latte c’è un grande insegnamento: Giustizia e Misericordia non devono essere mescolate, confuse una nell’altra. Giustizia e Misericordia devono viaggiare parallele ma separate in due momenti diversi. Quando si applica la giustizia non possiamo essere misericordiosi per non invalidare gli indispensabili intenti didattici insiti nell’esercizio della Giustizia. Allo stesso tempo non si deve pretendere di ottenere effetti educativi approfittando del momento in cui ci mostriamo comprensivi e tolleranti.

www.nonnabetta.it