di Umberto Pavoncello

Giacobbe che ha incontrato la bella Rachele al pozzo, si offre di lavorare per Labano suo futuro suocero, in cambio della mano della fanciulla: sette anni che gli paiono un giorno tanto Giacobbe ama Rachele. Ma il giorno delle nozze Labano, invece della bella e amata Rachele, nascosta sotto al velo, ci manda Lea. “Perché?” chiede affranto Giacobbe “Qui da noi si usa che prima si sposa la sorella grande e poi quella più piccola”, risponde Labano. Altri sette anni di lavoro per Giacobbe per poter sposare subito anche Rachele. Lea ha gli occhi consumati mentre Rachele è bella di forme e di aspetto. Lea è trascurata, Rachele è – e vorrei vedere – la moglie preferita di Giacobbe.

“Ora, il Signore, vedendo che Lea veniva trascurata da Giacobbe, la rese feconda, così concepì e partorì un figlio, e lo chiamò Reuven, perché disse: “Il Signore ha visto la mia umiliazione, certo ora mio marito mi amerà”.

Rebecca partorisce altri tre figli e Rachele niente: è sterile. Un giorno Reuven torna con delle mandragole e Rachele ne chiede un po’ per sé. E Lea s’infuria “Non ti basta di avermi preso il marito, vuoi anche le mandragole di mio figlio?” Poi si mettono d’accordo: quella notte Giacobbe dormirà con Lea in cambio delle mandragole Reuven. E quella notte Lea resta incinta del quinto figlio.

Le mandragole però fanno il loro effetto e, di lì a poco, anche Rachele darà il suo primo figlio a Giacobbe, il bellissimo Giuseppe che diventerà, dopo molte peripezie, Vicerè d’Egitto.

La mandragola o mandragora è famosa e riconosciuta per le sue qualità anestetiche ma il suo antropomorfismo – le radici hanno una particolare biforcazione che ricorda la figura umana che può essere “maschile” o “femminile” e le foglie simili ai capelli – ha probabilmente contribuito a renderla, nella tradizione popolare, la pianta magica dai poteri sovrannaturali, potente afrodisiaco e cura infallibile per la sterilità.

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