“Forse non sarò mai felice…ma stasera sono contenta. Mi basta la casa vuota, un caldo, vago senso di stanchezza fisica per aver lavorato tutto il giorno al sole a piantare fragole rampicanti, un bicchiere di latte freddo zuccherato, una ciotola di mirtilli affogati nella panna (…) in momenti come questi sarei una stupida a chiedere di più.” Luglio 1950.

Non poteva mancare una suicida che infila la testa nel forno su Gorgelous no? Ho trovato questo brano dei Diari di Sylvia Plath, che dal punto di vista della pienezza della vita e del trovare conforto nelle piccole cose e nell’appagamento dei sensi ci sta tutto. E mi ritrovo nella sensazione di voler vivere la vita, quale che sia, assaporando ogni piccolo momento. E poi sia quel che sia.

Sono stata al reading dei Diari di Sylvia Plath, un piccolo e bellissimo evento molto intimo, in cui Sara Armentano ha interpretato I DIARI della grande poetessa americana. Brava lei, bella la location, LOSTANDFOUND STUDIO che è anche lo studio di Angelo Cricchi, fotografo e artista, reduce da una grande mostra al Castello di Rivara (TO),  che alle donne suicide ha dedicato la sua ricerca artistica e il progetto Gloomy Sunday, trenta storie di donne celebri che hanno deciso di mettere fine alla propria vita, da Marilyn Monroe ad Anne Sexton, da Jeanne Hébuterne a Gwili Andre, da Emily Dickinson a Francesca Woodman, da Magda Goebbels a Frida Kahlo.

Sara Armentano ha ripercorso quei diari dal momento in cui la Plath acquista la consapevolezza di dover scrivere, l’incontro e il matrimonio con il poeta Ted Hughes, Boston, i figli, la psicanalisi, i problemi con la madre, il non poter più scrivere, il divorzio, il suicidio.

L’11 febbraio 1963 era passato solo un mese dalla pubblicazione del romanzo La campana di vetro (The Bell Jar), pubblicato nel 1963 con lo pseudonimo di Victoria Lucas, quando Sylvia si tolse la vita: sigillò porte e finestre ed inserì la testa nel forno a gas, non prima di aver scritto l’ultima poesia intitolata “Orlo” ed aver preparato pane e burro e due tazze di latte da lasciare sul comodino nella camera dei bambini.  Sempre il cibo, dunque come momento di cura dell’anima. Per chi parte, per chi resta.

La foto di Sylvia Plath è di Angelo Cricchi.

Testi: Sylvia Plath

Drammaturgia: Sara Armentano e Roberto Turchetta

Interprete: Sara Armentano

Regia: Roberto Turchetta

Scenografia: Lost&Found Studio by Angelo Cricchi

Partners:

PROMART – Libera Associazione per la promozione delle Arti, Trento

Associazione Culturale Bianca, Roma

Lost&Found Studio, Roma

Relazioni:

L’evento partecipa alla 8a Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI (http://www.amaci.org/gdc/ottava-edizione/sylvia-plath-i-diari)