Kia Utzon-Frank. Soffice come il marmo.

Kia Utzon-Frank. Soffice come il marmo.

Di Isabella Clara Sciacca
Marmo calacatta bianchissimo dalle venature sottili, quarzo nero, granito. A vedere questi blocchi di pietra tutto potrebbe dirsi tranne che si tratti di pasticceria, eppure è così.
La designer londinese Kia Utzon-Frank ha, infatti, creato una serie di torte scultura che hanno l’aspetto di pietre massicce, solide, levigate. Mentre alcune torte hanno forma conica a presentano decorazioni geometriche, altre sono sferiche e coperte di oro 24 carati commestibile. All’interno strati sottili di pan di Spagna sono sovrapposti in verticale, per creare un effetto multicolore, utilizzando coloranti naturali e succhi di frutta.
La giovane designer, soprattutto attiva nella progettazione di complementi per l’interior e gioielli, utilizza una stampante ad alta precisione, grazie alla quale riesce ad ottenere una superficie di marzapane e glassa, riuscendo a realizzare, così, uno strato che imita il marmo, con il quale può ricoprire la torta. Dopo molte prove il risultato è una superficie che riproduce perfettamente le screziature del marmo.
Sempre più frequentemente i designer guardano al food come al campo nel quale sperimentare tecniche e texture, da un lato attratti dalle molte possibilità offerte da strumenti e materiali nuovi, che facilitano realizzazioni anche molto complesse, dall’altro mossi dalla volontà di indagare le dinamiche di interazione del fruitore con l’oggetto e di creare per l’utilizzatore un’esperienza partecipata.
“La torta è solo un altro materiale” afferma la designer “se qualcosa cattura il mio interesse non importa di cosa sia fatto, anzi penso ci sia una grande libertà nel non sapere alcunché del materiale sul quale sto per lavorare, nel non conoscere le ‘regole’per trattarlo” e aggiunge “la cosa interessante nel realizzare torte è che c’è un ulteriore livello di design da realizzare, che è il sapore, di solito non mangiamo le sculture, le guardiamo e basta, invece qui il sapore dell’oggetto è parte del progetto di design, tanto quanto il suo aspetto esteriore”.
 
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Biancoluna | Racconto di una notte di luna piena. L’inverno.

Biancoluna | Racconto di una notte di luna piena. L’inverno.

Ho sempre creduto nell’empatia, nell’assomigliarsi, nell’incontro fertile con persone simili a me. E negli anni ho incrociato molte vite, e ho goduto di amicizie, amori, affetti, progetti comuni, parole pensate e dette assieme. La curiosità mi ha fatto cercare in ogni incontro la bellezza più profonda, quella che si annida accanto all’anima. Sono stata una donna fortunata. Tante volte. Poi l’anno scorso dopo percorsi importanti che dalla mente passavano per il corpo, fino a toccare il cuore, mi sono persa nei sotterranei della Stazione Termini. Dopo una riunione, ho sbagliato porta.

E quando me ne sono accorta ho scoperto che era ormai chiusa. Per la notte. Come tutti gli incubi che si rispettino, il telefono stava morendo. E io forse pure. Mi sono aggrappata alla vita prendendo a pugni un ascensore. Un tipo ha aperto quella porta e mi ha chiesto: ma lei che ci fa qui?

Già che ci faccio qui? Me lo sono chiesta anche io. Ma non pensavo al quel posto, quanto invece a quel punto della vita.

E dopo un quarto d’ora mi sono seduta su uno scalino dell’atelier di Claudia.
Claudia, la conosco da tantissimi anni. Claudia. Non c’è nessuno più diverso da me. Io alta, bionda, magra mai. Le piccolina, mora, magra sempre. Io parlo tanto. Lei tace e scruta la vita. Io con un’energia capace di muovere il mondo. Lei con un’energia potente, capace di muovere le anime. Dopo venti anni di meditazione vera, Claudia è energia pura.

Tante cose diverse, ma tanta ricerca artistica, visiva e di senso sul cibo in comune. In fondo da piccola nella mia famiglia sapevamo di vaniglia.

In quel momento, su quello scalino, la vita ci ha fatto rincontrare. E qualcosa dentro mi ha fatto sentire che quello era il posto giusto per ripartire. Intanto io avevo mosso i primi passi nel mondo delle terapie corporee, del craniosacrale, dell’anatomia esperienziale, della meditazione, dopo un percorso analitico junghiano potente e illuminante. Ed ero arrivata fin lì. E l’anima, da persona molto sensibile, la maneggiavo anche io.

Su quello scalino le ho chiesto di accompagnarmi nel mio anno sabbatico di transizione che stavo iniziando. È stato un percorso importante di grande evoluzione, culminato con una grande paura per la mia vita. In quest’anno abbiamo lavorato sul colore, sulla creatività, sul respiro, sul meditare.

Ma soprattutto abbiamo lavorato a Biancoluna, un progetto di consapevolezza attraverso il cibo. Abbiamo immaginato delle notti di luna piena, le abbiamo immaginate tutte bianche, 4 notti, una per ogni stagione.
Abbiamo fatto ricerca di sapori, materie, di forme, di senso. Di nuovi concetti. Di parole che da sole uscivano dalla mia matita. Claudia ha iniziato a lavorare sulle ceramiche, che appena nate, già raccontavano la storia di questa prima notte.

Sabato 11 febbraio è stata la notte in cui ci siamo veramente incontrate, la prima notte di luna piena, in cui 14 persone hanno condiviso con noi l’incontro fra l’orzo e la ricotta, fra il bianco e il nero, fra yin e yang, fra la bellezza e il buono, in silenzio, facendo parlare sapori e ricordi.
La notte in cui ognuno ha ritrovato il filo della memoria. Che l’ha riportato a Nanda e alla sua cena da principi in cucina, al cestino che scendeva in giardino con il pane alla ricotta e quello alla Nutella, alla colazione in silenzio con mamma in piedi che guardava, a quella terra del nord est che è rimasta nell’accento e nel cuore.
La notte in cui abbiamo assaporato la completezza nello scoprirsi diverso e quindi di nuovo uno, quando le diverse parti dell’anima si integrano, quando nascono nuove amicizie o nuovi amori, quando un figlio ti sorride e tu ripensi a quando eravamo già due in un corpo solo. È stato bellissimo. Fra poco arriva la primavera. E l’undici aprile ci sarà un’altra notte di luna piena.

Biancoluna, un progetto di Claudia Chianese e Patrizia Boglione
In collaborazione con Il Nido del Pettirosso e lo chef Raul Natividad
Sound design di Assunta Squitieri


Biancoluna è un progetto di ricerca sul valore del cibo e sul rito
del nutrire l’anima quando si nutre il corpo.

claudiachianese.it

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Rainbow Cappuccino

Rainbow Cappuccino

Un barista creativo di Las Vegas sforna cappuccini e caffè macchiati millecolori. Tutto molto psichedelico, di effetti collaterali non abbiamo ancora notizie, ma l’effetto nel complesso è bellissimo. Per seguirlo su instagram qui

 

Las Vegas-based barista Mason Salisbury is pouring a regular looking latte or cappuccino that suddenly ends with a multicolor stunning effect.

Via Colossal

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Sagaya. Mangiare la bellezza.

Sagaya. Mangiare la bellezza.

Otto persone a sera, che mangiano con i sensi. Ogni portata diventa un’immagine interattiva che mescola suoni luci colori profumi e sapori. Intitolato Worlds Unleashed and then Connecting, il collettivo spiega che quando un piatto viene portato in tavola, l’universo e la storia che racconta si amplificano e si diffondono nell’ambiente mescolandosi ad elementi creativi che nascono in un altro piatto. Un uccello o una farfalla si posa su un ramo di un albero nato dall’altra parte del tavolo.

Un progetto firmato Teamlab

The exclusive eatery allows just eight customers a day, who will now immerse themselves in an interactive dining experience. The multi-sensory event draws on taste, smell, and the beauty of Japan as an ever-changing table bounces with imagery created especially for each course. The walls and table fill with teamLab’s digital images, created to immerse each diner in a unique world. Titled Worlds Unleashed and then Connecting, the collective explains that “when a dish is placed on the table, the scenic world contained within the dish is unleashed, unfolding onto the table and into the surrounding space. For example, a bird painted on a ceramic dish is released from the dish and can perch on the branch of a tree that has been unleashed from a different dish.”

via mymodernmet.com

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Dinara Kasko | Quando un algoritmo crea la torta

Dinara Kasko | Quando un algoritmo crea la torta

Una torta nata da un algoritmo, che ha generato ben  81 torte diverse, per lanciare il cioccolato rosa Ruby, dal gusto inconsueto e per tanti motivi indimenticabile. L’idea era quella di realizzare un set di elementi che tutti insiemi formassero un’unica composizione. Partiti dall’idea di una piramide, cambiando l’inclinazione di ogni oggetto e l’area di ogni piano superiore, programmando l’insieme delle torte.

All’interno: mousse con cioccolato Ruby e meringa, ganache Ruby. Un confetto alla bacca per sottolineare il sapore di bacche di cioccolato. Biscotto con Ruby, lamponi e, naturalmente, uno strato croccante con cioccolato.

From dinarakasko.com

This project was made for the presentation of new chocolate Rub. I needed to develop a unique form that would emphasize the unusual, new, bright, unforgettable taste of Ruby chocolate, and create a recipe where the main flavor element was this pink chocolate. The idea was to create a set of elements (cakes) that together would form a single composition. As a result, we got algorithmically modeled cake that consisted of 81 individual cakes, every single was unique in shape. This composition was made using a graphical algorithm editor Grasshopper that can build form generators from the simple to the awe-inspiring. Inspyred by Matthew Shlian we took a pyramid and changed the tilt of each object and the area of each top plane, programming and scripting the set of cakes. All of the cakes are different. Inside: mousse with chocolate Ruby and meringue, ganache Ruby. I added a berry confit to the recipe to emphasize the berry flavor of chocolate and add accent. Also the biscuit with Ruby, with raspberries and of course a crispy layer with chocolate and royalty.

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Biancoluna. Tutti i colori della vita.

Biancoluna. Tutti i colori della vita.

L’ultimo appuntamento di Biancoluna. Autunno. Anche dopo un’estate che ha bruciato ogni respiro, ogni attimo di riposo, finalmente  arriva la pioggia. La malinconia ci stava proprio tutta. E invece no. Niente.

Solo l’esplosione di tutti i colori dell’autunno, l’oro, un’infinita gamma di marroni e rossi delle foglie secche, l’arancio pieno del cachi, il rosso caldo delle bacche rosse, l’ambra delle castagne, l’amaranto del roibos africano, il velo dorato sulle sfoglie alle mandorle. La consistenza morbida e confortante della gelatina di cachi, le castagne dure di fuori, tenere dentro, la sfoglia croccante in cui solo alla fine riconosci l’amaro della mandorla. L’acuto delle gocce di melassa e zenzero. Quella punta di maggiorana che ribilancia la dolcezza del tutto. C’è tutto il cuore e il sapere di Raul dentro.

E la bellezza dell’atelier con le sculture di legno che incontrano l’oro, la forza dei colori sulla tavola, il rosso pulsante dei cachi che riposano in un abbraccio di stoffa in un nido di ceramica. Il bianco e la bellezza del tutto, l’estetica della tavola imbandita, la personalità di quel piatto diverso dall’altro, le foglie gettate per terra a caso, ma mai per caso, il profumo di muschio che prende le narici. La voce bellissima che ci gira intorno invitandoci a lasciar andare quello che ormai ha fatto il suo tempo per far posto a nuova vita, una voce che conduce e non impone niente. C’è tutto il cuore e il sapere di Claudia dentro.

Il rumore dello scroscio di pioggia che si mescola ai suoni e alle cantilene dell’autunno. Come in un bosco di notte. C’è tutto il cuore e il sapere di Assunta dentro.

Io ci sono, e ci sono dentro con tutto il cuore.
Penso alla foglia che cade lentamente sulla terra bagnata, immagino di lasciar andare la paura di quello che verrà e godere pienamente di tutti i colori e sapori della vita adulta, matura, dell’autunno della vita in cui non siamo più alla frenetica ricerca di nuovo, come sono i giovani, non dobbiamo più organizzare la crescita dei figli piccoli ogni giorno e combattere per vedere le nostre idee venire al mondo sul lavoro, ma possiamo godere del sapere dell’esperienza e della vita, alla ricerca delle sfumature più belle delle cose, delle persone, dei nuovi incontri, dei nuovi progetti.

Perché se la foglia cade, l’albero resta con rinnovato vigore, per dar vita a nuovi germogli. C’è sempre del nuovo che arriva.

L’ultimo Biancoluna per me è il più pieno, il più dolce. Un progetto bellissimo in cui il cibo, i sensi, il sapere, la consapevolezza si mescolano.
Grazie Claudia, Raul, Assunta, per aver condiviso questo percorso. Durante il quale le nostre vite sono cambiate, alcuni se ne sono andati, ma così è la vita. Dicono.

Grazie anche a chi ci ha aiutato a rendere tutto questo possibile, grazie al Giardino del Tè che ci ha regalato sapori sconosciuti.
E grazie ai nostri 64 ospiti che hanno cenato con noi in questo percorso. Senza condivisione (come ha detto Isabella ieri) tutto questo non sarebbe esistito.

Biancoluna, 4 novembre 2017

Biancoluna, un progetto di Claudia Chianese e Patrizia Boglione
In collaborazione con Il Nido del Pettirosso e lo chef Raul Natividad
Sound design di Assunta Squittieri, tè al roibos e pistacchi del Giardino del Tè


Biancoluna è un progetto di ricerca sul valore del cibo e sul rito
del nutrire l’anima quando si nutre il corpo.

claudiachianese.it

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