Real Shit. Un cumulo di letame in scatola.

Real Shit. Un cumulo di letame in scatola.

Real Shit farà contenti gli urban farmers italiani. Si tratta di un prodotto pensato apposta per loro: puro letame biologico proveniente da allevamenti non industriali. Quelli di Real Shit fanno sul serio. La loro missione è rimettere in contatto la città con la campagna. Sull’etichetta il messaggio è chiaro: “Visita la fattoria più vicina a te e scopri perché coltivare il proprio cibo è da sempre un atto rivoluzionario”. Per questo il processo di produzione che adottano è totalmente naturale: il letame viene lasciato maturare nove mesi, durante i quali viene ribaltato almeno sette volte. Proprio come si faceva una volta. Riscoprire l’antica tradizione contadina dei “cumuli di letame” è la grande innovazione di Real Shit. Rispetto ai concimi di sintesi che si trovano in giro, Real Shit si differenzia in modo significativo, infatti, non solo fornisce i nutrimenti preziosi per lo sviluppo delle piante ma migliora anche le caratteristiche del suolo. A completare il tutto c’è un pack veramente fuori dagli schemi: pratico e folle allo stesso tempo. 750 grammi di letame di campagna contenuti in un barattolo di cartone con la forza iconica di un oggetto di design non si sono mai visti su uno scaffale di un negozio. In questi giorni è disponibile a Milano da Eataly Smeraldo. Non potete sbagliare: lo trovate vicino ai bagni…

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Wheat is wheat is wheat

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baby_f_1Ironica, provocatoria, intelligente riflessione sul packaging, sul lavoro del designer quando si trova  faccia a faccia col mercato del consumo. Indaga sul ruolo del contenitore rispetto al contenuto, sulla relazione tra etica personale e dinamiche di consumo. Il lavoro dell’artista, designer, Peddy Mergui, con un po’ di Marocco, un po’ di Israele, un po’ dicitura giapponese e grandissimo talento è esposto dal 12 aprile al Museum of Craft and Design di San Francisco.

By infusing the packaging of our most basic commodities with values of prestige and luxury, Wheat is Wheat is Wheat explores the dynamic and often blurred ethical boundaries of design within consumer culture. This exhibition is meant to highlight the challenges a designer faces when tasked with promoting economic interests while remaining true to his or her own moral compass.

The various exhibits combine shapes and images from the world of consumption with concepts from the field of consumer ethics. They serve to highlight both the contentious, potentially arbitrary connection that products have to packaging, and the ethically challenging conditions in which designers are asked to operate. Using humorous, yet provocative undertones, Wheat is Wheat is Wheat will leave you with more questions than answers – particularly on your next trip to the supermarket.

“By observing Peddy Mergui’s new and improved “luxury” products we may see how brand alignment is perceived by many as acceptance to a status group or an affirmation of successful lifestyle. His exhibition: Wheat is Wheat is Wheat is a humorous yet provocative commentary on global consumer culture that may just have us questioning our next purchase.” Museum of Craft and Design

Wheat is Wheat is Wheat is the creative vision of artist, designer, Peddy Mergui. Peddy’s personal experiences — from leaving Morocco as a small child and moving to Israel, to exploring the beauty of Japanese culture as a young adult – play an essential role in his design process desire to challenge the status quo.  Peddy is both a lecturer, former Head of the Design Department and a Senior Staff member at the Holon Institute of Technology (H.I.T.). Lecturing on branding, packaging, and visual communication, Peddy brings to the academic arena a perspective that integrates both his work in the studio and leading methodologies, directions and design trends from around the world.

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Packaging da sbucciare

Packaging da sbucciare

Non ditemi che non avete mai sbucciato una bottiglia! Davvero non l’avete fatto? Bene, Smirnoff sembra offrircene, finalmente, l’opportunità. Il progetto è dell’agenzia brasiliana JWT  che, per il lancio dei nuovi gusti (lime, frutto della passione e frutti di bosco) della nota vodka, ha pensato di rivestire le bottiglie con una pellicola plastica che riprende fedelmente la texture del frutto relativo; di sistemare le tre bottiglie in una cassetta della frutta e di spedirle, quindi, ad un discreto numero di fortunati. Come scrivevo, l’operazione è stata pensata e voluta solo per la fase promozionale: negli scaffali non troveremo mai le bottiglie con la “buccia”.

A questo punto viene naturale chiedersi quanto, oggi, un progetto di packaging sia finalizzato unicamente a soddisfare le necessità di stoccaggio, trasporto e conservazione di un dato prodotto quanto piuttosto – e ovviamente con il solo obiettivo di vendere di più –  finisca per assolvere il compito di offrire un’esperienza, amplificandone il valore – e in alcuni casi, come questo, creandolo di sana pianta. L’idea è bella, senza dubbio, ma resta il fatto che è tanto finta la buccia quanto lo sono le tre essenze diluite nella vodka.

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Quadrimania

Quadrimania

Non si tratta solo di packaging: la cui qualità, nel complesso, risulta comunque alta. A dire il vero quello che più mi ha attirato di questo progetto è il nome: CMYK.  Del resto, Chi nasce tondo non può morire quadrato. E chi nasce grafico non può morire matematico. Quattro essenze di thè, nei quattro colori della quadricromia, ideate e “impacchettate” dall’agenzia tedesca KOREFE.

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Poesia

Poesia

Sinceramente non so quanto il progetto di un etichetta possa esser considerato un progetto di packaging. Tenendo però conto che una bottiglia, per quanto la si possa ridisegnare nelle forme, resta una bottiglia be’, a questo punto, l’etichetta ne diventa il vestito; fa la differenza, rendendo quella bottiglia unica e riconoscibile sugli scaffali dell’enoteca. E l’etichetta di cui scrivo, in particolare, nasce da un processo creativo e produttivo che contiene in se, a mio parere, cosi tanta passione e cuore da meritare la prima fila su ogni scaffale.

Loro sono catalani: Ladyssenyadora, ed hanno realizzato in edizione limitata l’etichetta per il vino “Tinta D Vi“: 125 bottiglie di vino con etichette e packaging realizzati con un processo serigrafico alla cui base c’è un inchiostro ricavato da una riduzione del vino stesso. Bellissima poesia. Guardate il video.

TINTA DE VI from Ladyssenyadora on Vimeo.

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In case of fire

In case of fire

Forse perchè vengo da un fine settimana abbastanza alcolico forse perchè mi scopro sempre piu’ attratto dal colore rosso, fatto sta che nel vagabondare per la Rete alla ricerca di spunti interessanti la mia attenzione è stata subito attratta da questo oggetto. Non è un estintore, anzi. Piuttosto che spegnerlo il fuoco, infatti, lo accende. Esattamente tra l’esofago e lo stomaco. Vodka purissima, 40°.

Della serie: a volte basta davvero un piccolo dettaglio per distinguersi dalla concorrenza.

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