‘LUX, OUR 16 SEASONS’ BY CHRISTIAN HAMMAR

‘LUX, OUR 16 SEASONS’ BY CHRISTIAN HAMMAR


Gorgelous weekly trends by HoOok

CHRISTIAN HAMMAR is an art director at Jung in Stockholm.

He has been recognized by Sabre Awards, D&AD, Creativity International Awards and many more and has been featured in Creative Review, Hype Machine, the Inspiration, Not Cot, just to mention a few.

This work has been commissioned for LUX STOCKHOLM, one of the top restaurants in sweden.  Lux uses only locally produced ingredients, and the main differentiation stands in a new concept: ‘Lux, our 16 seasons’, which has been visualized and better explained by mr. Hammar’s great PHOTOGRAPHS.

All photos VIA

Honey, honey.

Honey, honey.

1.TheAthlete_2012-768x1024Bodies that plunge into the honey, gorgelous and sensual without being cloying.
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Blake Little is an award winning, Los Angeles-based photographer best known for his ability to intimately capture the energy and personality of his subjects. His skills as a portrait photographer have garnered him a reputation as a favorite amongst celebrities, international publications, and corporate clients.

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Le cucine hanno gli occhi

Le cucine hanno gli occhi

Primo giorno di lavoro.

Primo giorno da stagista. Non ho idea di cosa mi aspetta, mentre un mio collega, che ha le mie stesse splendide condizioni lavorative, mi illustra la cucina e le mie mansioni.
Dice che ha vent’anni, potrebbe averne dieci in più. La sua faccia è stanca, la pelle tesa e rovinata. Lo sguardo è spento, neutro. Continua a parlare, tutte cose che sto già dimenticando mentre me le dice.
Continuo a fare di si con la testa.
Sembra un capitano che “accoglie” le reclute appena arrivate in un accampamento di guerra. “Qui ti rompi il culo. Non hai vita. Starai sempre qua dentro.”
Mi dice “E in più verrai continuamente trattato di merda. Anche dagli altri stagisti, finchè sei l’ultimo arrivato.”
Un inizio incoraggiante. “E poi c’è questo” Dà una manata su un foglio appiccicato al muro.
Una tabella con nomi, i nostri, e una serie di compiti “Ogni settimana” mi spiega “ti dovrai occupare di una di queste cose. E lo devi fare nei ritagli di tempo, perchè devi comunque fare tutte le altre cose, ok? Non puoi dire che non hai fatto una preparazione perchè dovevi pulire il magazzino, ok? Se stai al lavaggio devi stare anche al servizio. Chiaro?”
“Trasparente!” rispondo mentre strizzo gli occhi per mettere a fuoco la tabella.
Mi aiuta a leggerla, perchè a quanto pare stiamo già perdendo troppo tempo: abbiamo attaccato alle 10.00 e sono già le 10.15.
Come se fosse la lista della spesa, senza la minima alterazione di voce, facendo traspirare solo una punta di ansia e nervosismo:“Buttare l’immondizia, mettere a posto e pulire il magazzino, lavaggio pentole, sistemare il giardino, pulire i pavimenti e prendere l’acqua di mare” e fa per andarsene.
“L’acqua di mare?” chiedo, provando a fermarlo “Sì vabbè poi quando lo dovrai fare qualcuno te lo spiegherà…” e mi abbandona.
Non ho capito niente. Vedo il mio nome sotto la colonna “lavaggio”. Dovrò lavare i piatti. Dovrò fare un sacco di altre cose. Una confusione pazzesca. Mi guardo intorno. Sono già tutti troppo indaffarati. Tutti che corrono. Tutti a testa bassa.
“Dai sbrigati!” Una mano mi afferra per un braccio e mi lancia in questo mare in tempesta.
Sono passati due mesi. Ora ho capito. Ora sono come loro, gli altri stagisti. Ondeggiamo tutti insieme, coordinati, ammaestrati. Sguardo neutro. Faccia dura e stravolta. Testa bassa. Lavoriamo 16 ore al giorno, tutti i giorni. Tutto gratis.
Esultiamo quando lo chef ci dà mezza giornata libera. Mezza giornata ogni dieci giorni circa. Mal di schiena, calli, mal di testa. Dormiamo 4-5 ore a notte. E in tutto questo siamo costantemente insultati e strattonati. Ogni domanda rivolta agli chef sembra la cosa più stupida, ma soprattutto irritante, del mondo. Ma mano a mano che vado avanti capisco. Entro nel sistema.
Quando arriva un nuovo stagista capita che fanno fare a me il giro di “benvenuto”. Sbuffando lo accompagno. Con aria indifferente gli spiego tutto, annoiato, come un elenco telefonico. Dopo dieci minuti lo scarico. Ho da fare. Mi sento il capitano che accoglie le reclute. E che cos’è questa strana cosa che sento dentro? Soddisfazione? Gratificazione perchè sto imparando qualcosa? Non so, non me ne curo. Ho da fare.

Antonio E. Sorrentino

cucina

Dinara Kasko | Quando un algoritmo crea la torta

Dinara Kasko | Quando un algoritmo crea la torta

Una torta nata da un algoritmo, che ha generato ben  81 torte diverse, per lanciare il cioccolato rosa Ruby, dal gusto inconsueto e per tanti motivi indimenticabile. L’idea era quella di realizzare un set di elementi che tutti insiemi formassero un’unica composizione. Partiti dall’idea di una piramide, cambiando l’inclinazione di ogni oggetto e l’area di ogni piano superiore, programmando l’insieme delle torte.

All’interno: mousse con cioccolato Ruby e meringa, ganache Ruby. Un confetto alla bacca per sottolineare il sapore di bacche di cioccolato. Biscotto con Ruby, lamponi e, naturalmente, uno strato croccante con cioccolato.

From dinarakasko.com

This project was made for the presentation of new chocolate Rub. I needed to develop a unique form that would emphasize the unusual, new, bright, unforgettable taste of Ruby chocolate, and create a recipe where the main flavor element was this pink chocolate. The idea was to create a set of elements (cakes) that together would form a single composition. As a result, we got algorithmically modeled cake that consisted of 81 individual cakes, every single was unique in shape. This composition was made using a graphical algorithm editor Grasshopper that can build form generators from the simple to the awe-inspiring. Inspyred by Matthew Shlian we took a pyramid and changed the tilt of each object and the area of each top plane, programming and scripting the set of cakes. All of the cakes are different. Inside: mousse with chocolate Ruby and meringue, ganache Ruby. I added a berry confit to the recipe to emphasize the berry flavor of chocolate and add accent. Also the biscuit with Ruby, with raspberries and of course a crispy layer with chocolate and royalty.