Di Michele Mancaniello.

Scrivere a volte, nasce dal bisogno. Le parole arrivano da sole e tu non fai altro che dargli una forma, battendo le dita su una tastiera o muovendo la punta di una penna su di un foglio di carta. Altre volte no. Ci devi pensare. Le parole le devi andare a cercare. Prima devi capire dove sono. Sentirle. E per riuscirci devi fare necessariamente un po’ di silenzio attorno a te. Chiuderti, da una parte. Raccoglierti tra le pieghe della sensibilità. Ma anche aprirti, perché solo dall’osservare, dal guardare fuori arriveranno queste benedette parole. Arriverà l’ispirazione. Quando sei alla ricerca dell’ispirazione nulla può e deve fermarti. Come un lenzuolo steso al vento che, non si oppone – anzi – ad esso si lascia andare o come l’acqua che di fronte all’ostacolo lo supera, lo raggira.

Ieri pomeriggio mi sentivo questo stato d’animo appiccicato addosso: non avrei mai, altrimenti, attraversato in macchina una Roma fradicia di pioggia, alle 17.30 di un venerdì pomeriggio, per andare ad ascoltare Alessandro Bergonzoni che presentava a THE HUB il suo nuovo libro “L’Amorte”. Sto cercando quelle benedette parole, quelle di poche righe su, e le cerco ovunque: tra quelle che escono dalla bocca di un attore che ne usa tante, tantissime, semplici e complesse, e con esse costruisce paesaggi, situazioni e storie “border-line”, tra la fantasia e la realtà – quella più’ amara – storie che fanno ridere e poi commuovere. E le cerco anche nella pioggia che viene giu’, in uno sguardo rubato per strada o tra le pagine bianche di una Moleskine nuova di zecca.

L’ispirazione non credo sia altro dalla Bellezza. Quando cerchi l’ispirazione, stai tendendo al Bello. Stai cercando quello spazio mentale, ma anche fisico, tangibile, nel quale ogni cosa è al suo posto, in equilibrio e in armoniosa relazione con il resto. La Bellezza contiene in se tutte le parole. Ecco perché di fronte a tanta Bellezza, di una donna, di un uomo, di un gesto, di un oggetto o di un opera d’arte si dice “sono senza parole”; perché di parole non ce ne sono più’, non ne sono rimaste: sono tutte nella Bellezza di quella donna, di quell’uomo, di quel gesto, di quell’oggetto, di quell’opera d’arte. E la Bellezza, non è altro che tutte quelle parole contenute ma non dette. Ok, ma allora come prenderle? Come impossessarsene, farle proprie? No, non è così che funziona. Non è che tu, alla ricerca dell’ispirazione, tampini la Bellezza per rubarle tutte le parole che a te mancano. Funziona che tu la cerchi la Bellezza, ti lasci sorprendere, stupire e da essa svuotare di ogni chiacchiericcio assordante ma inutile che affolla la tua testa, moltiplica e alimenta tuoi pensieri, le immagini, migliaia di immagini che si accalcano e si susseguono senza lasciare spazio a quel silenzio che ti rende capace, capiente, di accogliere per poi donare. In grado di restituire emozioni in parole o gesti. Rimandare a tua volta Bellezza.

Adoro tutto ciò che è minimale, non apprezzo le ridondanze e l’opulenza in ogni forma possano manifestarsi. Less is More. Agli occhi sinceri e agli animi dotati di grande sensibilità ed intelligenza questo non vuole dire altro che la Bellezza è nel contenuto e mai nel contenitore.

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Ieri diceva Bergonzoni (ne è valsa la pena farsi un’ora di traffico fino a San Lorenzo per ascoltarlo) che la Costituzione Italiana è bella, ma non serve, che il codice della strada, come tutte le regole, c’è ma non serve. Vane sono quelle regole scritte dall’uomo non consapevole, scritte non per “liberare” i propri simili quanto piuttosto per reprimerli. E inutili sono quei contenitori che garantiscono e certificano l’igiene, la provenienza, la conservazione, il trasporto di quei beni alimentari che sono già deteriorati, manipolati, inquinati, insani. Falsificati in origine. Prima ancora di diventar contenuto.

Smettiamo noi per primi di contenere, di reprimere, di nascondere. La Bellezza è Verità.