La settimana della concretezza. Almeno per me. Quindi basta approcci olistici. Basta col guardare ad una confezione di uova sugli scaffali del supermercato e pensare alle teorie di Kandinsky circa la spiritualità nell’Arte o aprire una confezione di nachos e sentire di aver raggiunto il Nirvana.  Basta con i continui riferimenti, seppur inconsapevoli, a Osho, Thich-Nhat-Hanh, Lao-Tzu, Krishnananda, Lucio Battisti e a Vattelapesca. Stavolta faccio sul serio e scrivo un post che parla di packaging. Di solo packaging, e niente supercazzole. I progettisti sono olandesi, di Amsterdam.  PROUDdesign il nome dello studio, e “Wijnhuis” (Winehouse, in ingl.) il nome del progetto per il quale hanno avuto una menzione d’onore al The Dieline Package Design Award del 2013.

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E se la sono meritata tutta, a mio avviso. Primo, per il fatto che la confezione, contenente due bottiglie, è realizzata con strati di cartone riciclato da vecchie scatole di vino. Secondo, perché il vino contenuto nelle bottiglie proviene da viticolture biologiche locali. Terzo, perché parte del ricavato dalla vendita andrà in beneficenza ad una fondazione di Amsterdam che assiste i senzatetto: coloro che una casa non ce l’hanno. Proprio quella casa che, in silhouette, diventa scatola, etichetta e logo del progetto. Le due bottiglie sono identiche per forma e opacità del vetro ed è solo il colore dell’etichetta a distinguere il vino rosso dal bianco.

Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico”, diceva Moliere. Se poi dietro alla bottiglia, c’è un progetto intelligente, sostenibile e solidale, cosa altro potremmo chiedere?