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di Clio Morichini

Le popolazioni locali lo chiamano il Re dei Frutti ma fino a ieri non ne avevo mai sentito parlare. Il Durian scatena opinioni controverse. Frutto del sud-est asiatico originario della Malesia, Indonesia e Brunei, grande quanto un melone e ricoperto di spine acuminate, può arrivare a pesare fino a cinque chili. C’è chi lo odia e chi lo ama, come succede con le grandi personalità. Sarà anche il Re dei frutti ma come popolarità il Durian non è certo una rockstar: ciò che provoca la disputa è il suo odore pungente, un po’ acre; da alcuni turisti viene addirittura descritto come un odore di putrefazione, di immondizia o di formaggio andato a male. Non certo la migliore delle presentazioni per chi non l’ha mangiato mai. Con delle premesse del genere, anche i più temerari potrebbero essere scoraggiati dall’assaggiarlo.

Comunque sia, i sapori del Durian sono apparentemente molteplici e possono variare da frutto a frutto. Se riuscite ad aprirlo con un machete o con un martello, poiché la buccia è durissima, la consistenza è simile a quella di un formaggio morbido e le descrizioni del sapore sono varie ed eterogenee: c’è chi sostiene che sappia di cipolla, chi di vaniglia, chi di mandorle mescolate al gorgonzola, chi di nocciola e banane caramellate e addirittura c’è chi ha affermato che ha il sapore della crème brûlée. La lista è infinita e molto soggettiva. Su una cosa comunque concordano tutti: le parole non bastano per descriverne il gusto, è una pura esperienza sensoriale. Nonostante il fetore, c’è chi è disposto a fare i salti mortali per mangiarselo; un giornalista del New York Times ha affermato che assaggiare frutti diversi di Durian sia affine alla degustazione di vini pregiati. Forse un po’ troppo ottimista.

Del Durian in Occidente se ne parla da più di 600 anni nei taccuini dei viaggiatori. Appare per la prima volta negli scritti di Niccolò da Conti, il mercante Veneziano che passò nel sud-est Asiatico agli inizi del 1500. Nel 1600, il diplomatico Simon de La Loubère, partì per il Siam con una delegazione in veste di ambasciatore e lo menziona descrivendolo come un frutto dall’odore intollerabile. E difatti, l’odore è talmente forte, che in alcune città del Sud-Est Asiatico le autorità hanno proibito l’introduzione del frutto negli alberghi e sui mezzi di trasporto pubblici. A Singapore, accanto ai cartelli NO SMOKING c’è anche il cartello NO DURIANS. Chissà qual è la pena per i disubbidienti.

È un frutto costoso. Un solo Durian può arrivare a 50 dollari e si trova di solito intorno ai sei euro al chilo. La polpa viene consumata fresca ma si può anche friggere (si sa che fritta è buona pure la suola delle scarpe), si usa nella preparazione di dolci e di biscotti. Si trova in commercio sotto sale, cotta nello zucchero o surgelata. Ce n’è per tutti i gusti.

Secondo i Malesiani ha proprietà afrodisiache. Il Durian però non ha facoltà benefiche perché se mangiato in gran quantità, può aumentare la pressione sanguigna. E guai al connubio Durian-Alcol. Circolano voci che l’unione dei due in quantità elevate provochi il collasso.

L’albero raggiunge i 25 metri di altezza talvolta addirittura i 50. La caduta di uno di questi frutti sulla testa può essere letale, tanto che i contadini Malesiani che li raccolgono, indossano un casco. Insomma, un frutto tutto particolare, controverso, circondato di storie, leggende, voci ed opinioni. Un frutto assolutamente da scoprire, amore o odio che sia.