E’ Natale, o poco ci manca. Molti, tra noi, ne aspettano con ansia l’avvento e altrettanti, invece, non aspettano altro che questa annuale e collettiva follia di vetrine addobbate, di lucine colorate, di “Buone Feste” e “Tanti Auguri”, di pupazzi attaccati sulle porte delle case, di profumo di abete e polvere da sparo, di shopping forzato, di abbuffate con cugini e cognati, finisca il prima possibile.

C’è chi, come me, per sopravvivere fa il vago, si comporta come se il Natale non esistesse: il “negazionista” del Natale.

Il negazionista si attiva, solitamente, ad inizio mese: per l’esattezza l’8 di dicembre (giorno tradizionalmente dedicato all’allestimento dell’albero). Quel preciso giorno lui, il negazionista, lo trascorrere lontano da casa, possibilmente all’estero: un weekendino a buon mercato, in qualsiasi città servita da compagnie aeree low-cost. Guai a proporgli una gita a Napoli, nella ressa a senso unico di via San Gregorio Armeno; potrebbe avere reazioni inconsulte. Nelle settimane che precedono la Santa ricorrenza, il negazionista ignora (fa finta, ma simula benissimo) l’apertura domenicale di qualsiasi esercizio commerciale e fa i salti mortali per comprare tutto ciò che gli occorre entro il sabato. Il negazionista non acquista doni per nessuno, sostenendo che non ama regalare a comando ma lo fa solo quando ne sente lo slancio emotivo: senza poi considerare la classica esclamazione “...ma dai!, con la crisi che c’è in giro pure i regali vuoi fare?…” Il negazionista evita qualsiasi pranzo o cena in famiglia: è capace di darsi malato, cagionarsi indigestioni fulminanti o destabilizzanti raffreddori pur di non presenziare ad alcun evento celebrativo. Il negazionista odia la frutta secca (datteri, fichi semplici o ripieni, noci, pistacchi, arachidi, etc.), servita obbligatoriamente solo nel periodo natalizio, e si annoia profondamente se, suo malgrado, viene coinvolto in uno qualunque dei deliranti giochi da tavolo da farsi con parenti, amici o conoscenti (Tombola, Sette e mezzo, Mercante in Fiera e chi più ne ha più ne metta).

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Ma c’è una cosa alla quale neanche lui, il negazionista del Natale, potrebbe mai rinunciare: ad una fetta di panettone. E allora se proprio deve cedere, tradire il suo credo, i suoi valori più’ profondi, deve farlo con un panettone dalla confezione unica. Come questo che vedete in foto. Ogni confezione, un colore pantone differente. Un panettone, un pantone. Un pantone, un panettone. Potrebbe essere uno scioglilingua. Provatelo.

L’idea è dello studio londinese Purpose

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