olio

Cucina. A volte sembra di lavorare in fabbrica. Altre di conversare in un circolo letterario. Il tutto decorato da battute grottesche, doppi sensi e rischio costante di tagli, ustioni, infortuni vari. La vita, al suo interno, si sviluppa tra amicizie e gerarchie, regole e compromessi. O, a volte, regole e buon senso. Sì perchè ogni tanto capita che per rispettare dei principi di fondo si vada contro ai comuni e logici ragionamenti dati dal buon senso.

Come quella volte che dovevamo fare la parmigiana di melanzane. E quindi friggere le melanzane.
Il tutto nacque con la geniale intuizione del mio collega:” Però non usamo la friggitrice, usamo i padelloni.”
“E perchè?”
“Perchè così non consumamo l’ojio da’a friggitrice!”
“…ma di olio…ne consumiamo lo stesso…”. Silenzio. “E vabbè dai, usiamo i padelloni!”.
Mentre friggi una montagna di melanzane affettate si parla(se lo chef te lo permette!) di: intrinsechi problemi personali; calcio; donne (sesso). Optammo per la terza. Fu un trionfo di volgarità e gesti eloquenti. Fortunatamente sforammo la soglia della dignità personale al termine delle melanzane.
E fu a quel punto che la nostra amabile conversazione si interruppe e il mio collega disse:” va’ a pijà il secchio per buttacce l’ojio”.
Ora, dovete sapere che i grassi vengono buttati in dei secchi a parte che vengono scaricati separatamente rispetto al resto della spazzatura. Sono dei secchi di plastica. “Ma non conviene far raffreddare l’olio, prima?” Risposi io con un pizzico di ovvietà.
“Ma no! So’ fatti apposta!”
Ah! Se sono fatti apposta! “Fantastico!”
E’ sempre bello vedere come il progresso porti migliorie in tutti i settori. Secchi di plastica comuni che resistono a litri d’olio a più di 150°! E con queste entusiasmanti riflessioni andai a prendere il secchio.
“Sicuro che regge?”
“T’ho detto che so’ fatti apposta!”
“ok, buttalo dentro.” Ridacchiò versando il contenuto con noncuranza
“Attento! Cerca di centrare il buco!”
“Te lo dico io in che buco ce lo butterei…!”. Immagino, grazie. A quel punto lui fece per andarsene e il secchio ed io rimanemmo in mezzo alla cucina. Decisi di spostarlo. Lo afferrai. Due passi. Fu un attimo. Un fiume bollente travolse la mia gamba. Urlai e saltellai, sfilandomi i pantaloni il più in fredda possibile. Mi ritrovai a pensare che la mia reazione al dolore me l’ero immaginata molto più virile. 10 secondi dopo. In mutande, con la gamba viola a fissare ciò che rimase del secchio – squagliato dall’olio ancora scoppiettante sul pavimento. In sottofondo la sincera risata del lavapiatti. Gli altri guardarono la scena con gli occhi sgranati.
“Tutto ok?” “Ma che hai fatto?” “Stai bene?”. Sorrisi “Insomma…”. Qualcuno cominciò a ridacchiare.
“Ma l’hai spostato?” chiese il collega di prima con malcelati sensi di colpa.
“E che faccio lo lascio la in mezzo?!”
“Lo devi far raffreddare prima di spostarlo”. Che tu sia maledetto. Risate
“Dai, vatte a sciacquà!” “Te poteva annà peggio!” “Ammazza che gambe!”. Finì in caciara. Come sempre.
Cucina. Non importa di chi è la colpa, si va avanti. Potevamo fermarci a pensare prima di fare una cosa così stupida. Ma non importa. Perchè agli occhi della cucina conta solo un giovane cuoco che saltella in mutande.
M. Tawny