Era una di quelle sere in cui non ti aspettavi nulla. Dalla vita, da te stesso e dal frigo. Ciò nonostante il tuo stomaco brontolava e qualcosa, seppur poco, chiedeva. Apristi il frigo: pomodori ed olive in barattolo. Tirasti fuori i pomodori, il barattolo di olive e di questo ne leggesti l’etichetta: “olive taggiasche”, quelle delle Riviera Ligure, di Taggia in provincia di Imperia ad esser precisi. Buone, piccole e dolciastre. Prendesti un tagliere dal pensile sul lavello, tagliasti i pomodori, li riponesti in una ciotola, aggiungesti una bella cucchiaiata di olive taggiasche, e dopo aver frugato nella dispensa, unisti al tutto del mais e del tonno sottolio. Quindi olio di oliva e sale. Una parvenza di apparecchiatura, tanto per dare entusiasmo e dignità a quella cena senza aspettative: una tovaglia, anche un po’ sporca, un tovagliolo di carta, una forchetta, un bicchiere, una bottiglia di acqua e la ciotola con i pomodori, le olive taggiasche, il mais ed il tonno.

Accadde tutto subito, inaspettatamente. Non lo avevi calcolato. Successe con la prima forchettata, indirizzata proprio verso la più’ bella e carnosa delle olive taggiasche. Forse fosti poco deciso, determinato, fatto sta che i rebbi non arrivarono al cuore dell’oliva, non riuscirono a scalfirne la pelle, tanto liscia quanto dura e spaventata. Impenetrabile. L’oliva schizzò via dal piatto, finendo prima sui tuoi pantaloni, sporcandoteli di olio (la cui macchia non andrà più’ via), poi per terra, sotto allo sgabello. In quel preciso momento ti chiedesti se quell’oliva fossa davvero taggiasca. Quanto piuttosto, fuggiasca.