Esaù e Giacobbe sono gemelli, figli di Isacco e Rebecca. I due già lottano nella pancia della mamma tanto che lei, rimasta incinta dopo anni e anni di sterilità, si lamenta con Dio “perché mi fai soffrire così?”. Dio le dice di avere pazienza perché nel suo grembo ci sono due gemelli e daranno vita a due grandi popoli di cui saranno i capi. Alla nascita Esaù esce fuori con Giacobbe che impugna il suo tallone (da cui il nome), praticamente un suo prolungamento, una cosa sola.

Esaù il primogenito è rosso e peloso, Giacobbe è liscio. Crescono e il primo diventa un abile cacciatore (abile a tendere trappole), un uomo dei campi mentre il secondo è un uomo delle tende, un “tendalingo”, cioè studia la torà. Isacco preferisce Esaù che lo rimpinza di cacciagione con cui prepara deliziosi manicaretti. Rebecca è per Giacobbe.

Un giorno Giacobbe è intento a preparare una minestra,Esaù torna stanco morto dalla caccia e chiede al fratello di dargli quella minestra e questi risponde “è tua ma in cambio voglio la primogenitura”. Esaù accetta la transazione dicendo:  “che me ne faccio della primogenitura io che ogni giorno mi trovo faccia a faccia con la morte?” un’affermazione che tradisce un sentimento, un atteggiamento nei confronti della vita che non si addice a un futuro capo del popolo.

Giacobbe, che vent’anni dopo cambierà il suo nome in Israele, acquista così la primogenitura. Era una minestra di lenticchie. Ecco il perché del modo di dire “ti sei venduto per un piatto di lenticchie”.

La foto delle lenticchie è di Renato Cerisola