Ci sono momenti in cui il cerchio delle esperienze sembra essersi chiuso e che non ci sia più spazio per aprirsi al nuovo. Capita quando si notano i prodromi di un declino che vorremmo non accadesse mai: i primi capelli bianchi, la presbiopia, l’insofferenza per la musica ad alto volume, le energie che diventano poche e i chili che diventano troppi. Succede quando la minestra diventa solita, anche se non è una minestra, e la pesantezza dell’abitudine dà sempre lo stesso gusto a giornate che non saliranno mai sul podio dei ricordi. In questi esordi di crisi è bene alzare la testa e guardare in alto. Soffiate contro le nuvole che avanzano e liberate la visuale dell’orizzonte, il mondo è pieno di possibilità anche quando le cose sembrano andare peggio, soprattutto quando le cose sembrano andare peggio.

Massimo soffriva di pressione alta e doveva ridurre le quantità di sale. Fu così che conobbe il gomasio, glielo presentò un medico che era una brava persona.

–       … deve limitare il sale, perché non usa il gomasio?

 –       Cos’è?

 –       Prenda 500 g di sesamo e lo faccia tostare in una padella molto calda per un paio di minuti. Vedrà, quando i chicchi cominciano a saltare vuol dire che è tostato, se ne accorgerà anche dal profumo. Aggiunga al sesamo tostato un cucchiaino scarso di sale marino non raffinato, macini tutto per bene e avrà il gomasio. È facile, è buono e starà meglio. È un condimento eclettico, insieme al lievito maltato e al germe di grano rende la pasta deliziosa.

Qualche giorno dopo a una cena, Massimo raccontò la scoperta del gomasio, che aveva portato in un piccolo vasetto e che fece assaggiare agli amici come condimento dell’insalata. Alessia ne fu conquistata e fu conquistata anche da Massimo, mangiò l’insalata e quella notte si mangiò anche Massimo. Dare il merito della conquista al gomasio è sicuramente eccessivo, ma la conoscenza di quella novità in qualche modo lo rinnovò e fece vibrare al meglio le corde del suo carisma. Il sapore della nostra vita può migliorare con poco, l’importante è alimentarla correttamente e non abbandonarla mai alla deriva del malumore, il resto viene da sé.