Cammino

di Fede Prax

Mentre cammino dentro la città australe al limitare del giorno incontro con lo sguardo un tram intrepido pieno di luci come un carrozzone di altri tempi. Un anacronismo anni quaranta su rotaie che procede lento e ineffabile tra il viale di platani. La carrozzeria di un rosso-marrone vittoriano, è ricamata da un design giallo un poco scontato e reca la scritta “Restaurant” su entrambi i lati. Attraversa il mio campo visivo per intero, da destra a sinistra, da est a ovest. A bordo da una finestra mi appare lo sguardo gioviale, ridanciano e astratto di una donna con un bicchiere in mano. E’ uno dei trentasei passeggeri, verrò a sapere dopo. Lei non mi vede, non mi può vedere è altrove, viaggia. Sono io che son fermo. Fermo come Joan Crawford in “Possessed” di Clarence Brown (1931), una ragazza ordinaria che a un ordinario passaggio a livello si vede scivolare lentamente davanti un treno dalle cui finestre appare un mondo puramente hollywoodiano. Alla fine del vagone un uomo con un bicchiere di champagne la invita a salire. Per Slavoj Zizek questo è il momento in cui l’ordinario produce il fantastico e lo inabita. Anche io accetto l’invito e salgo.

Tram

Il viaggio spesso comincia dal nome. “Colonial Tramcar Restaurant”, in tre parole c’è la storia della città di Melbourne. Colonia britannica fondata nel 1835, centro vittoriano di investimenti industriali esploso con la scoperta dell’oro nel 1852. Una delle più larghe rete tranviarie al mondo (75 km) da quando fu fondata nel 1885 (oggi 250km). Una delle moderne capitali culinarie per la varietà e la qualità di cucine a disposizione. Sul tram l’atmosfera è irreale e atemporale. Molte coppie, qualche gruppo, tutti in allegria. Una volta a bordo, come in una nave, più che su un treno, si condivide la fisica unità del movimento. Per tre ore il tram ristorante circola, senza una direzione apparente, privato della sua natura di veicolo finalizzato al collegamento urbano. La sua funzione è quella di creare una stasi in movimento, di far produrre alla città uno spettacolo di sottofondo senza destinazione. In un mondo virtuale, cinematografico ci saremo seduti in un ristorante, accanto a una finestra che è in realtà uno schermo e avremmo guardato una realtà digitale. Qui al contrario la città si trasforma in cinema. Da dietro i vetri del fantastico tutto il quotidiano assume un tono leggero, scanzonato. I rumori sono coperti dal chiacchierare sempre più vivace dei passeggeri mentre il filetto di canguro marinato in limone, mirtillo e miele si incrocia con il pesce Barramundi.

Pesce

C’è chi sostiene che per mangiare bisogna essere con i piedi per terra. In generale sono d’accordo, perfino i ristoranti sui grattacieli mi danno un senso di ansia. Ma il mangiare non è solo una necessità, in un cultura risponde anche a un aspetto rituale, simbolico. E il mangiare in movimento a me sembra anche un modo per evocare alcuni degli aspetti fondanti della vita come il sesso e la sensazione di esorcizzare la morte. Come nel finale tagliato di “Otto e mezzo” di Fellini (1963) in cui tutti i protagonisti del film si dovevano ritrovare, tutti vestiti di bianco, nella carrozza ristorante di un treno in viaggio verso un altro mondo. Ecco mangiare sulla piccola isola in movimento che è il tram, permette di staccare, di lasciare la realtà e di immaginarsi sospesi altrove. Lo stesso processo di degustazione e digestione, la tensione tra il piacere del gusto e il rilassamento inerte che ne segue, è stato più volte assimilato a quello del piacere sessuale e alla piccola morte che ne può seguire.

Incroci

Quello che potrebbe apparire un controsenso, pagare per mangiare muovendosi dentro una città senza andare da nessuna parte, ma anzi tornando sempre al punto di partenza, risponde quindi al bisogno essenziale ed esistenziale di sfidare la fissità di una realtà imbalsamata, di celebrare la vita. Alla fine alla discesa dal viaggio è come uscire da una ubriacatura, letterale (gli australiani bevono con convinzione) e metaforica. Toccare con i piedi per terra riporta con qualche rammarico alla realtà causale, dove i tram vanno sempre da qualche parte.

Federico Passi, in arte Fede Prax, è un giornalista di cinema, fotografia, viaggi, e straniamenti culturali. Ha vissuto a Roma, Vienna, Sydney e attualmente vive a Melbourne. E’ anche fotografo, filmmaker, webmaster e, a volte, libraio.

Foto di Federico Passi